Romanzo fantasy Nera Luna, cap.22: Il grido che spezzò l’istante di pace.

Quando la gelida aria mattutina mi pizzicò il viso, mi svegliai, soddisfatta e riposata. Io e Fabrizio avevamo fatto l’amore fino ad addormentarci, esausti, ai piedi dell’olmo, abbracciati e coperti dalla calda coperta che da teneri amanti avevamo condiviso.
Mi misi seduta per qualche minuto, lasciando che il freddo pungente mi accarezzasse il collo e il seno; era da tempo che non godevo delle carezze di mia madre e, per quanto gelide, permisi alle sue dita invisibile di ritemprarmi.

Completamente sveglia, mi alzai dal giaciglio improvvisato e, una volta rivestitami, spostai la mia attenzione su Fabrizio, che ancora dormiva saporitamente. Mai avrei pensato fosse un così abile amante e, vedendolo tanto sereno, fui tentata di lasciarlo riposare, finché un grido spaventoso, proveniente dal campo, spezzò la perfezione di quell’istante di pace.

Fabrizio si svegliò immediatamente e, completamente nudo, si alzò di scatto. Il freddo lo colse impreparato e si coprì con la coperta, prima di voltasi, ancora intontito, verso di me, in cerca di spiegazioni; confusa anch’io da quell’urlo misterioso, scossi le spalle e, preoccupata, lo invitai a rivestirsi.

Una volta che entrambi fummo abbastanza presentabili da non destare sospetti, scendemmo dal promontorio e, rapidamente, raggiungemmo il centro dell’accampamento. Quasi tutti i nostri compagni, vestiti ancora per la notte e avvolti nelle coperte con cui avevamo dormito, erano chiusi in cerchio attorno a qualcosa; erano sconvolti e alcuni di loro stavano addirittura piangendo. Edda, assieme ai bambini, stava in disparte, mentre Alice, disperata e in lacrime, era in ginocchio, distesa sopra la causa di tanto tormento.

Io e Fabrizio ci avvicinammo lentamente, entrambi temendo il peggio, e, quando fummo abbastanza vicini, capimmo ciò che era avvenuto: Susanna era distesa a terra, pallida e senza vita; aveva la gola tranciata e una grossa pozza di sangue congelato macchiava la neve candida attorno al suo cadavere. Alice, sconvolta, stringeva il corpo inerme della sorella, chiamandola per nome tra un singhiozzo e l’altro.

«Cos’è successo?» domandò Fabrizio, incredulo di ciò che stava vedendo.

Patrizio, solitamente calmo e taciturno, lo fulminò con lo sguardo.

«E hai il coraggio di chiederlo!?» ringhiò, prendendolo per il collo «Eri tu che dovevi fare la guardia!»

«Calmati, Patrizio!» intervenne Roberto che, nonostante la mole, a stento riuscì a trattenere il giovane livornese.

«Lasciami Roberto!» continuò il ragazzo, furibondo e in lacrime « Dovevano fare la guardia e invece….invece Susanna è morta!» concluse, divincolandosi dalla presa e gettandosi nuovamente contro Fabrizio.

«Aspetta!» fece in tempo a dire quest’ultimo, prima che Patrizio lo gettasse a terra e lo tempestasse di pugni.

Roberto ed Enrico si catapultarono nella mischia con l’intento di fermarli, ma presto la lite si trasformò in una vera e propria rissa. Anche Edda contribuì al caos, urlando e sbraitando contro il marito e i compagni, lasciando i bambini ed Alice alla loro disperazione.

Io restai in disparte, paralizzata da ciò che stava accadendo e incapace di distogliere lo sguardo dal volto cadaverico di Susanna. Non provavo dispiacere o senso di colpa, e neppure paura di essere la prossima a morire; ciò che mi inquietava era il timore di essere cacciata via dalle uniche persone che mi avevano accolto.

«Basta così!» gridò Heichi, uscendo dal bosco «Siete forse animali!?»

Alla voce del maestro, gli uomini smisero di azzuffarsi ed Edda si zittì; solo Alice e i bambini continuarono a piangere: la prima troppo sconvolta per riuscire a fermarsi e i secondi troppo spaventati.

«Ha scoperto qualcosa, maestro?» domandò Patrizio; aveva un occhio gonfio e il labbro superiore spaccato.

«Non sono state le Brigate Nere a uccidere Susanna, ma dei semplici briganti.» rispose, evitando di incrociare il mio sguardo e quello di Fabrizio.

«Come fa a esserne sicuro, maestro?» chiesi, egoisticamente «Non possiamo correre il rischio; dobbiamo andarcene!»

«Il carro degli animali è stato forzato e tutte le capre sono state rubate.» spiegò Heichi, evitando di guardarmi per la rabbia «Con ogni probabilità sono entrati nel nostro accampamento attraverso il bosco e, a giudicare dalle tracce, hanno agitato indisturbati per diverso tempo, prima di essere interrotti da Susanna.» continuò, chinando il capo «Forse era uscita dalla tenda per espletare i suoi bisogni e, quando ha sorpreso i ladri, quest’ultimi l’hanno sgozzata per non farle dare l’allarme.»

«È terribile…» commentò Enrico «Hanno rubato altro?»

«Qualche vestito di scena e un paio di polli.» confermò Heichi « Ma non è il momento di preoccuparsene, adesso dobbiamo pensare a Susanna.»

Detto ciò, si avvicinò al cadavere e fece cenno a Patrizio di dargli una mano a sollevarlo.

«Abbiamo poco tempo, ma non possiamo lasciarla così.» concluse il Maestro «La seppelliremo qui, nel bosco, sotto un bell’albero, così da poterla ritrovare con facilità.»

In fila indiana, con Heichi e Patrizio in testa a tenere il corpo di Susanna, tutta la compagnia si incamminò silenziosamente nel bosco; io e Fabrizio restammo in fondo alla coda, divorati dalle proprie paure e dal senso di colpa.

La processione si fermò ai piedi di una grossa quercia dal tronco spesso e i rami intricati, al centro di uno spiazzo brullo e privo di neve. Enrico e Roberto, portatisi dietro un paio di pale, scavarono una grossa buca tra le radici e, delicatamente, Heichi e Patrizio vi adagiarono all’interno il corpo di Susanna. Quando la fossa fu richiusa e il cadavere sepolto, il maestro raccolse un sasso e lo pose sulla terra smossa, all’altezza del volto dell’allieva defunta.

«Mai avrei pensato di assistere alla morte di una mia allieva e ancor meno di doverla seppellire in questo modo.» recitò il maestro, solenne « Susanna, eri una ragazza timida e introversa, ma dentro avevi un mondo pieno di amore, sogni e speranze, un mondo che adesso nessuno potrà più ammirare. Ti meritavi di più dalla vita, eppure ti sei spenta violentemente in mezzo a un bosco, senza la possibilità di conoscere la gioia oltre la sofferenza. Ora potrai riposare in pace.»

Non c’era il tempo per ulteriori parole; da fuggiaschi, non è possibile godersi l’amore, né tanto concedersi il dolore. Seguirono diversi minuti di silenzio, interrotti solo dal pianto di Alice, poi, lentamente, ognuno tornò al campo, lasciando la povera Susanna sola, stretta nel freddo abbraccio di mia madre.

Poco prima di raggiungere i carri, Heichi prese da parte me e Fabrizio; era visibilmente infuriato e difficilmente ci avrebbe perdonato per la nostra grave mancanza.

«Che cosa avete fatto?»

Ci domandò, a stento in grado di trattenere la rabbia, ma noi non rispondemmo. Era nostro compito assicurarci che nessuno si intrufolasse nell’accampamento e invece, a causa nostra, Susanna era morta.

«Di chi è la responsabilità?» chiese il maestro, duro e intenzionato e punire il colpevole.

Sapevo di essere la responsabile, eppure non dissi niente, per paura di essere cacciata. Heichi stava per perdere la pazienza, quando Fabrizio si fece avanti.

«La colpa è mia» ammise «Ho convinto Nera ad avere un rapporto con me e dopo ci siamo addormentati; non pensavo che qualcuno si facesse del male.»

Heichi alzò la mano aperta, pronto a schiaffeggiarlo per la rabbia, ma cercò di trattenersi e l’abbassò.

«Vattene.» sibilò, profondamente deluso dall’allievo « E non tornare.»

Avrei voluto intervenire, far sapere al maestro di chi era davvero la colpa, eppure non lo feci; ancora oggi mi vergogno di essere stata tanto codarda. 
Heichi non disse altro e si diresse all’accampamento, lasciandoci soli; forse sospettava chi fosse il vero colpevole della morte di Susanna, ma, come capii nei mesi successivi, avrebbe accettato qualsiasi verità pur di non cacciarmi.

«Perché ti sei preso tutta la responsabilità?» domandai a Fabrizio, sorpresa dal suo sacrificio.

«Ne hai passate fin troppe, Nera.» mi spiegò lui, profondamente amareggiato dalla parole del maestro «È giusto che tu abbia un’altra occasione e sono sicuro che saprai sfruttarla. Infondo, sono un pessimo attore e se tu venissi cacciata sarebbe una perdita troppo grande per la compagnia.»

Restai in silenzio, incapace di trovare le parole giuste per ringraziarlo.

«È stato un gesto meraviglioso.» ammisi, infine «Ti ringrazio, dal profondo del cuore.»

«Tu sei meravigliosa.»

Mi disse e io non potei fare altro che baciarlo e stringerlo forte. Poi se ne andò senza voltarsi, scomparendo tra gli alberi quasi fosse un fantasma. io restai lì, immobile, disorientata dalle mie colpe e dalle mie angosce. Sebbene non fosse la prima volta che qualcuno usciva dalla mia vita, provai sentimenti che credevo di non poter più provare, di profonda tristezza e rammarico; il sacrificio di Fabrizio aveva in parte diradato l’oscurità che avevo dentro, facendomi riscoprire un pezzo della mia umanità. Mi sarei portata quell’ennesimo peso nel cuore, consapevole non solo di aver ucciso Susanna, ma anche di aver fatto cacciare un amore che, da quel giorno, avrei solo sognato e mai sperimentato.


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novembre 18, 2017

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