[ Romanzo fantasy drammatico gratuito ] Nera Luna, cap.20: Nei panni di un’altra.

Salve, cari lettori.
Nonostante sia passato più un mese dall’ultimo capitolo del romanzo fantasy drammatico gratuito ‘Nera Luna’, la storia va avanti e, infatti, ecco qui il ventesimo capitolo: Nei panni di un’altra.

Come avrete notato, ho rallentato sia nella stesura che nella correzione e non è per mancanza di ispirazione, ma di tempo: a lavoro siamo nel periodo più tosto dell’anno!
Vi auguro buona lettura,
Piombo


Nei capitoli precedenti del romanzo fantasy drammatico gratuito ‘Nera Luna’: Dopo aver perso la sfida teatrale, Nera Luna si trova obbligata a dover fare qualsiasi cosa il vecchio Saitò gli ordini. Come primo compito, Heichi impone alla ragazza di smettere di essere sé stessa e interpretare qualcun’altra: Arianna, una stupida e ingenua contadina.


Il giorno successivo, mi svegliai letteralmente nei panni di un’altra persona: ero Arianna, una stupida contadina fuggita dal marito violento e unitasi al gruppo teatrale poche ore prima. Non sapendo né da dove provenissi, né cosa stessi cercando, uscii dalla tenda confusa e, convinta si trattasse solo di un brutto scherzo del vecchio Heichi, continuai a comportarmi come Nera. Stavo raggiungendo il falò, quando incontrai lungo il tragitto Fabrizio: nel vedermi, mi avvicinò e, galante, fece un inchino.

«Sei nuova! Non ti ha mai visto prima, altrimenti, sta sicura, ti avrei notata!» mi adulò, poi si presentò « Piacere, io sono Fabrizio.»

Lo guardai, non sapendo bene se essere offesa dalla recita o colpita dalle sua abile interpretazione.

« Sai bene chi sono! » borbottai, risentita.

Lui mi fissò come fossi matta e, sentendomi decisamente presa in giro, tirai avanti, senza salutarlo.

Raggiunsi il falò, dove Edda ed Enrico stavano litigando per delle capre; accanto a loro, il figlio Matteo stava dando da mangiare agli animali. Col sospetto che non sarei stata chiamata col mio nome, mi avvicinai e, come previsto, tutta la famiglia mi riconobbe come Arianna, la giovane contadina fuggita dal marito. A niente valsero le mie protese, che non servirono ad altro che a farmi sembrare ancora più stupida e strampalata.

Durante la colazione, fu lo stesso Heichi a presentarmi pubblicamente come Arianna, una nuova teatrante aggiuntasi quella mattina stessa e, per tutto il resto del giorno, fui disconosciuta e trattata come fossi l’ultima arrivata. Giunta la notte, di nuovo sola, mi addormentai sulla stessa branda, ma come una persona diversa.

La mattina seguente, il comportamento dei miei compagni non cambiò e continuarono a trattarmi come fossi la stupida Arianna. Le gemelle mi chiesero addirittura da dove venissi e quale fosse il mio passato, ma non seppi cosa rispondere. Mi sforzavo di entrare nel personaggio, costruirmi una storia, muovermi e parlare come una contadina ignorante, ma era impossibile farlo senza poter mai smettere di recitare.
Approfittando dei rari momenti di solitudine, cercai di reprimere la mia personalità e lasciare che quella di Arianna si sviluppasse
. Dopo giorni di allenamento e duro lavoro, vissuti attraverso gli occhi di un’altra persona, Heichi capì che ero entrata nel personaggio e, una mattina, mi prese in disparte.

« Arianna. » mi chiamò, col suo solito tono severo.

« Sì?» risposi, ormai inconsciamente.

« Come ti stai trovando qui con noi? » domandò,  quasi stesse rompendo il ghiaccio per la prima volta.

« Bene,» affermai « anche se non so dove stiamo andando.» ammisi.

Io, come Nera, sapevo la risposta, ma l’ingenua Arianna la ignorava.

« Stiamo andando in Francia.» mi rivelò « Dove diventerai la più grande attrice che il mondo abbia mai visto

« …Davvero?» domandai, colpita dalla notizia.

« Sei sulla strada giusta, Nera.»

Al solo sentire pronunciare il mio nome, come risvegliandomi da un sogno, tornai a essere me stessa, ma Impiegai qualche minuto prima di uscire completamente d’ Arianna, personaggio di cui mi ero molto affezionata.

« Cos’hai imparato, Nera? » mi chiese il vecchio Saitò, dopo avermi lasciato il tempo di riprendermi.

Spronata da Heichi, ripensai alla mia esperienza nei panni di un’altra persona: ero stata una semplice contadina, eppure avevo imparato a bruciare di passione, condividere segreti e essere…reale. Capii quanto sia facile innamorarsi delle apparenze di un personaggio, delle sue eccentricità e dimenticare la sua anima più profonda, ciò che lo fa essere vivo.  Il mio ruolo, come attrice, era di provare sentimenti non miei e lasciarli trapelare, con dolci cenni o frasi a effetto, al pubblico.

Cosa avevo imparato dall’essere Arianna? Una cosa che avevo sempre saputo: ero diversa, il mio cuore era invaso da infinite emozioni e potevo essere chiunque avessi voluto, dovevo solo imparare a incanalare tutta quella energia.

« Che ho ancora molto da imparare.» risposi, vogliosa di continuare la mia crescita.

Il vecchio Saitò ridacchiò, fiero del mio miglioramento.

« Il tuo prossimo personaggio si chiamerà Ester. » mi spiegò, tornando al suo solito rigore « In realtà sei un uomo che si traveste da donna e sei scappata di casa perché la tua famiglia non capiva la tua diversità. Sei timida, impacciata, ma molto intelligente. Ti senti in grado di interpretare un personaggio del genere? »

« Ci proverò. » affermai.

« La modestia c’è, intanto.» annuì Heichi.

Ogni settimana, il vecchio Saitò mi assegnava un nuovo personaggio e io ne vestivo i panni fantastici fino a trasformarli in realtà: dalla madre che aveva perso tutto e viveva come una barbona, alla duchessa altezzosa che voleva diventare una grande attrice. Non c’era carattere, personalità o sesso che non potessi interpretare ; dentro di me vivevano tanti personaggi quanti l’immaginazione poteva crearne.

Un pomeriggio, qualche ora prima del tramonto, Heichi mi propose una passeggiata nel bosco. Pensando fosse semplicemente una scusa per darmi un altro personaggio da interpretare, lo seguii ma, una volta soli, scoprii il vero motivo del suo invito

« Ci ho pensato molto, Nera. » mi disse, solenne « Penso sia arrivato il momento: chiedimi pure tutto ciò che vuoi. »

Colta alla sprovvista e mai realmente interessata ad avere risposte, non seppi cosa chiedere. In fin dei conti, ciò che cercavo era essere libera e stavo imparando, anche a mie spese, cosa questo comportasse. Doveva per forza avere tutto un senso, quando ero io stessa a non averne uno?

« Com’era mio padre?» in fin dei conti, non mi interessava sapere altro « Intendo come attore. »

« Degòth Luna era uno dei migliori attori con cui abbia lavorato.» mi rivelò Heichi « Tanta passione, un grande talento, ma quello stesso tormento che lo ha portato tanto in alto, alla fine, lo ha sopraffatto.»

« Non credo fosse lo stesso Degòth che ho conosciuto io. » affermai, nostalgica « Però su una cosa siamo d’accordo: era un grande attore, eppure nessuno parla di lui

« Neppure di me.» ridacchiò il maestro Saitò,« Il mondo dello spettacolo è duro e ha la memoria molto corta. » poi, affettuoso, mi si avvicinò « Sii grata di essere la figlia di Degòth: ti ha trasmesso la sua stessa, immensa passione per il teatro. »

« Mi hai raccolto con te senza fare domande…» gli confessai, ripensando al nostro primo incontro «Perché?»

« Perché dove gli altri hanno visto solo qualcosa di diverso, io ho visto di più.» rispose e mi chiese: « Chi è tua madre? Vedendoti, e conoscendo tuo padre, sarà sicuramente una bellissima donna.»

« Degòth non era il mio vero padre, ma è come se lo fosse stato.» ricordarlo mi scaldava il cuore « Mi ha trovato sotto un salice che ero ancora in fasce.»

Nel saperlo, il viso di Heichi si illuminò.

« Sotto un salice? » mi domandò, sorpreso « E tua madre?»

« È complicato…» tergiversai.

« Sotto un salice.» ripetè il vecchio Saitò, sognante « Sei destinata a grandi cose, Nera. Forse ora non puoi capirlo e magari neanche in futuro ti sarà completamente chiaro, ma lascerai un ricordo indelebile nell’umanità

« Non credo sia da me.» risposi, arrossendo per i complimenti.

« Nel paese da cui provengo, molte leggende nascono sotto un salice.» mi rivelò, nostalgico « e anche tu sei destinata a diventarne una.» poi, tornando alla sua consueta severità, aggiunse « Solo se continuerai ad applicarti e studiare, ovviamente

Lusingata, accettai le lodi e, felice come non lo ero da lungo tempo, approfittai dell’occasione per saperne di più su Degòth.

« Parlami ancora di mio padre, per favore.» pregai Heichi, entrando in una radura nel bosco e sedendomi sull’erba fresca.

« L’ho conosciuto quando eravamo entrambi al servizio del Re d’Italia.» iniziò a raccontare il vecchio Saitò, raggiungendomi nello spiazzo erboro  « Degòth era un uomo indecifrabile, completamente travolto dalle sue stesse passioni; era alla continua ricerca dell’autodistruzione, ma al contempo dell’elevazione. »

Heichi ricordava mio padre con piacere, ma anche con sottile disagio « Nonostante fossimo molto diversi, il suo talento cristallino mi ha avvicinato a lui e la nostra passione per il teatro ha fatto il resto: siamo stati in buoni rapporti per molto tempo e per un breve periodo abbiamo anche lavorato assieme come sceneggiatore e attore. Sfortunatamente, a quei tempi tuo padre era egocentrico, sfrontato, arrogante e fui costretto ad allontanarlo. Da allora, non ne ho più sentito parlare, ma sono felice di sapere che ha avuto una così splendida figlia.»

Fiera che mi padre avesse lavorato per i Savoia e per nulla sorpresa di come fosse finita la sua carriera, mi lasciai trasportare dalla curiosità.

« Perché hai smesso di servire il Re? » chiesi, un po’ sfacciata.

Turbato dal rinvangare il passato, il vecchio Saitò si concesse qualche istante di silenzioso raccoglimento, prima di rispondere.

« Le mie origini pesavano più del mio talento.» mi spiegò, sedendomisi accanto e, voltandosi verso l’accampamento, sorrise « Dopo essere stato cacciato dalla corte, ho viaggiato in lungo e in largo, alla ricerca di nuovi stimoli da vivere e progetti da realizzare. Ero a Palermo quando ho avuto l’idea del teatro itinerante: non è certo una novità, ma è indubbiamente la cosa migliore che abbia mai realizzato

« Avete fatto molti spettacoli?» domandai, desiderosa di ascoltare altre storie di teatro.

« In realtà soltanto una manciata in qualche festa di paese e niente di originale » mi rivelò « ma d’ora in poi le cose andranno meglio. »

« Cosa è cambiato? »

« Mancava una protagonista per dar vita alla mia immaginazione» mi confidò, carico di nuova euforia « e, finalmente, l’ho trovata: sei tu, Nera.»

A disagio per l’eccessiva fiducia, fui tentata di rifiutare l’offerta, poi percepii una sensazione mai provata prima: modesta, ordinata, piacevole; una linea perfetta tra talento e presunzione.

« Sarò all’altezza.» promisi, sicura di esserne in grado e cosciente di aver ancora da imparare.

« Continua così e lo sarai presto.» mi incoraggiò Heichi.

Non trovando parole per esprimere la mia gratitudine, sorrisi e impulsivamente lo abbracciai. Dopo tutti quegli anni di disavventure, mi sentivo finalmente a casa: un posto dove fossi accolta senza invidia, odio o paura, un luogo dove poter essere pienamente me stessa e il merito era tutto di quello stravagante, vecchio orientale. Come previsto da Graziella, riconobbi in Heichi un maestro capace di guidarmi e, onorata di essere sua allieva, lo salutai come tale:

« Grazie, maestro Saitò.»

 


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Indice

Con questo capitolo  del romanzo fantasy drammatico gratuito ‘Nera Luna’ si chiude una parte importante della vita della protagonista. A un paio di settimana per la prossima pubblicazione di ‘Nera Luna’ e, nel frattempo, godetevi Grimock il toro nero!

Piombo
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