[ Romanzo drammatico fantasy gratuito ] Nera Luna, cap.19: Un incredibile fallimento.

Cari lettori,
Eccoci al nuovo capitolo del romanzo drammatico fantasy gratuito “Nera Luna”: Un incredibile fallimento. Dopo questa pubblicazione, mi prenderò un mesetto di pausa per dedicarmi alla correzione di Grimock e prepararmi al viaggio in Scozia previsto per fine Aprile! Ricomincerò coi capitoli a metà maggio ma, nel frattempo, non è detto che non pubblichi qualche storia breve! 
Buona Lettura,
Piombo

Nei  capitoli precedenti del romanzo drammatico fantasy gratuito “Nera Luna”: Fuggita da Milano, Nera Luna si è unita a un gruppo di attori girovaghi. Dopo alcuni giorni di viaggio assieme, sicura di essere la migliore, sfida Heichi, il capo della compagnia, a una sorta di competizione teatrale.


Quando Graziella venne a cercarmi era già tardo pomeriggio: mi trovò poco distante dall’accampamento, sulle rive di un ruscello, intenta a inveire su Heichi e lanciare sassi nell’acqua per rabbia. Ero tanto presa dalle mie frustrazione da non notare la bambina, che attese paziente una pausa nel mio sfogo, prima di intervenire con due colpi di tosse e un educato inchino.

« Il maestro mi ha inviato a chiamarti. » annunciò.

« Per cosa? » chiesi.

« Il tuo spettacolo! » rispose Graziella, euforica  « Il maestro Saitò ci ha detto che, per ringraziarci dell’ospitalità, ti esibirai per noi!»

Mi ero completamente dimenticata dell’accordo con Heichi e, invece di pensare a cosa portare in scena, avevo passato tutto il giorno a maledire quel vecchio o fantasticare su mio padre!

« Ah, sì! Certo! » annuii, colta alla sprovvista « Puoi dire al maestro che ho bisogno di un’altra mezz’ora per prepararmi?»

Graziella scosse il capo e indicò il cielo.

« Tra poco sarà troppo buio.» spiegò, mi prese per mano e aggiunse: « Andiamo; non vedo l’ora di vederti sul palco! »

Messa per la prima volta a disagio dalle aspettative, ritrassi il braccio e forzai un sorriso.

« Magari potremo spostarlo a domani sera! » dissi, sentendomi in colpa subito dopo averlo proposto.

Graziella, profondamente amareggiata, era quasi sul punto di piangere, ma resistette e, addirittura, mi sgridò:

« Una brava attrice non manca mai uno spettacolo!» recitò, poi tornò bambina e si rattristò nuovamente « E chissà se potremo fermarci domani…o se lo faremo mai.»

Conscia di averla ferita, mi inginocchiai di fronte a lei e le accarezzai le gote.

« Dato che ci tieni tanto, mi esibirò. » ritrattai e Graziella, d’improvviso, mi abbracciò forte.

« Grazie!» mi sussurrò.

A disagio per quell’inaspettato gesto d’affetto, l’allontanai goffamente, mi alzai e le tesi il braccio.

« Vuoi accompagnarmi? » le chiesi.

Ritrovata l’allegria, Graziella mi rispose con un largo sorriso, mi afferrò la mano e assieme tornammo all’accampamento.

 

Durante la mia assenza, i miei nuovi compagni avevano preparato una semplice scenografia sul palco: al centro c’era una sedia, mentre, ai lati, un cespuglio e un albero finti, ritagliati da pannelli in masonite e coi colori stinti dal tempo, riempivano alla ben meglio gli spazi vuoti.

Nel vedermi arrivare, tutti i presenti fecero un applauso di incoraggiamento e iniziarono a sedersi a terra, di fronte al palcoscenico. Graziella, forse l’unica più imbarazzata di me, mi tirò dietro le quinte e, con colpi secchi di palmo, cominciò a togliermi la polvere dagli abiti.

« Vedrai, sarai perfetta!» mi incoraggiò.

Ancora stordita dalla calorosa accoglienza, lasciai fare Graziella che, nel frattempo, era passata dalla gonna al fango sulle scarpe.

« Forse è meglio che tu le tolga.» concluse lei, agitata « Il maestro Saitò non vuole scarpe sporche sul palco! »

Felice di acconsentire, obbedii e iniziai a salire la breve scaletta che portava sul palco ma, all’ultimo gradino, mi fermai.

« Tutto bene, Nera? » mi chiese Graziella, preoccupata.

« Sì, tutto bene. » risposi, dopo un istante d’esitazione « Va’ adesso, raggiungi gli altri e goditi lo spettacolo. »

La bambina, entusiasta nel sentire quelle parole, mi salutò con un sorriso e un frettoloso « In bocca al lupo!», prima di correre via.

Una volta sola, restai immobile per qualche minuto e pensai più di una volta di fuggire. Ero terrorizzata dall’affetto che quegli sconosciuti mi stavano donando e solo in seguito capii il perché: se mi fossi affezionata a loro, avrei dovuto vivere di nuovo nella paura di perdere qualcuno. Piena di incertezze, montai sul palco ma le sue travi non mi salutarono con il loro solito, rincuorante scricchiolio; c’era qualcosa di diverso: una lezione importante da apprendere.

Quando lasciai le quinte e mi mostrai al pubblico, tutti i presenti applaudirono, eccetto Heichi: il vecchio non era seduto assieme agli altri, stava in piedi, defilato, pronto a studiarmi. Lui era l’unico che volevo davvero sorprendere e sapevo di potercela fare, eppure, quando sentii il suo sguardo su di me, le mie certezze vacillarono.

« Cosa vuoi che faccia, Heichi? » domandai, scontrosa.

« Mi hai chiesto tu una possibilità.» rispose il vecchio, sorpreso di essere tirato in causa « Eccola! »

Forte della mia esperienza nella casa del piacere di Madame Melissa, decisi di improvvisare su un paio di battute del personaggio di Ermia, una delle protagoniste di “Sogno d’una notte di mezza estate”. Mio padre, durante le lezioni private, citava spesso quella commedia di Shakespeare e diversi passi mi erano rimasti impressi, soprattutto quelli sull’amore di Ermia e Lisandro.

Presi due profondi respiri, staccai la mente e lasciai che corpo e cuore facessero il resto. Alla luce soffusa del tramonto e un paio di lanterne, con solo la scarna scenografia ad assistermi, mi mossi leggiadra al ritmo delle mie battute. Il periodo di fame e stenti non aveva scalfito il mio talento e improvvisai senza errori o sbavature. Perfetta, recitai per una ventina di minuti e, giunta al mio inchino finale, i presenti, ancora a bocca aperta, esplosero in un fragoroso applauso.

Estasiata da quell’ovazione, cercai fra il pubblico il vecchio Saitò, certa di averlo sorpreso, ma non lo trovai. Troppo immersa nel personaggio, non mi ero accorta che Heichi si fosse allontanato e mi avesse già raggiunta sul palco.

« Fa’ un passo indietro.» mi comandò, alle spalle.

Ebbi un sussulto per lo spavento e, colta alla sprovvista da quell’ordine perentorio, eseguii. C’era la sedia dietro di me e, prima che potessi accorgermene, inciampai su di essa, capitombolando all’indietro.

« Primo errore.» giudicò Heichi « Eri troppo presta da te stessa per poter ricordare tutti gli oggetti in scena

Mentre il pubblico ridacchiava per la severa lezione, sbattei i pugni sul palco e mi rialzai furibonda: come si era permesso? Nessuno aveva mai osato mettermi tanto in ridicolo.

« E allora? » sbuffai, arrogante « Non fosse stato per te, non sarei inciampata. Ero completamente immersa nel personaggio; non penso tu capisca! »

« Capisco perfettamente, » affermò il maestro « ma senza perdere di vista il palco e i propri compagni.»

« Non hai dimostrato niente! » gridai, messa alle strette: mi sembrava di sentire mio padre « Sono le comparse a doversi preoccupare di lasciar spazio agli attori principali! »

« Vuoi che ti dimostri quel che è di fronte agli occhi di tutti?» mi provocò Heichi « Lo farò, ma poi onorerai la tua parola: seguirai i miei insegnamenti senza più obbiettare.»

« D’accordo, stupido vecchio!» accettai « Ti sfido a mettermi in difficoltà!»

« Conosci “Sogno d’una notte di mezza estate” e te la cavi con l’improvvisazione. » analizzò il vecchio, accarezzandosi i baffi sottili « Sarai sicuramente in grado di interpretare l’altro personaggio femminile, Elena.» e promise, prima di tornare tra il pubblico : « Sorprendici di nuovo e ti giuro che sarò io a seguire ogni tuo insegnamento. »

Accettai senza riflettere, eccitata all’idea di poter finalmente piegare quel vecchio e, nuovamente sola sul palco , lasciai che il mio dono facesse il resto. Al contrario di pochi minuti prima, iniziai a muovermi goffamente, balbettando spesso e ripetendo sovente le battute. Stranamente, per quanto mi sforzassi di lasciarmi trasportare, corpo e cuore non sembravano coinvolti a sufficienza da collaborare. Ripensandoci, detestavo il personaggio di Elena, la sua ossessione per Demetrio e il loro lieto fine forzato da magici inganni. Forse per il mio scarso interesse o magari a causa di un inspiegabile senso d’inferiorità nei confronti di Heichi, la mia esibizione fu fiacca e piena di errori: pochi applaudirono, mentre la maggior parte restò sorpresa della differenza fra le due interpretazioni.

Incredula di aver fallito, non feci neppure l’inchino e, per non incrociare gli sguardi del pubblico, abbassai il capo. Heichi, rimasto ad analizzare il pietoso spettacolo fino in fondo, mi raggiunse sul palco e, né borioso per la vittoria o pietoso con la sconfitta, spiegò i miei errori.

« Il tuo amore non è sincero, la tua debolezza è falsa.»  mi rimproverò « Non sai recitare personaggi con cui non ti senti in sintonia. » e concluse: « Non posso negare le tue capacità, ma non riesci a silenziare il tuo ego e finisci per soffocare lo spirito del personaggio che interpreti; hai ancora molto da imparare, Nera.»

« Non è affatto vero! » sbraitai, restia all’accettare le mie debolezze « Fossi stata più preparata, le cose sarebbero andate diversamente!»

« Quindi sei d’accordo con me quando dico che non sei brava quanto credi. »

La serafica e indiscutibile risposta di  Heichi mi lasciò senza parole.

« Bene, » continuò il vecchio Saitò, rivolgendosi ai presenti « Lo spettacolo è finito: rimettete in ordine e andate a dormire. » poi, voltandosi verso di me, aggiunse « Tu, invece, seguimi. »

Mentre la compagnia eseguiva gli ordini, io seguii Heichi fino al carro contenente i costumi e gli oggetti di scena. Una volta arrivati, il vecchio Saitò vi entrò all’interno, frugò tra gli abiti ed estrasse una gonna logora e una camicetta sbiadita.

« Da domani tu sarai Arianna: » mi disse, porgendomi i vestiti « una giovane contadina ignorante unitasi alla compagnia per sfuggire al lavoro nei campi.»

« Cosa ? » domandai, un po’ scombussolata da quell’insolito, primo compito « Cosa c’entra questo con la mia preparazione? »

« Hai promesso di non fare domande. » mi ricordò Heichi « Da domattina, tu sarai un’altra persona: parlerai, vestirai, mangerai e dormirai come Arianna.»

« Ma…» tentai di obbiettare.

« Arianna è troppo sciocca per rispondere. » mi zittì il vecchio Saitò « Ora raggiungi gli altri e aiutali a mettere in ordine. »

Tentata di rispondere a tono, mi limitai a sbuffare, contrariata dal dover obbedire ma intenzionata a rispettare la parola data. Con ancora la gonna e la camicetta sottobraccio, raggiunsi i miei nuovi compagni e, ignorando commenti sullo spettacolo e complimenti, sfogai la mia rabbia sul lavoro.
Una volta finito di sistemare l’accampamento, ognuno tornò al proprio giaciglio, mentre io, ancora incredula, restai vicino al fuoco a fissare gli la gonna e la camicetta logore, cercando di capire il loro scopo o significato: quel vecchio orientale mi stava prendendo in giro o davvero voleva insegnarmi? Per quanto mi scervellassi, non riuscivo a capire e, quando ormai il fuoco stava per spegnersi, mi arresi: solo il tempo sarebbe stato in grado di darmi una risposta.


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Sperando che il nuovo capitolo del romanzo drammatico fantasy gratuito Nera Luna vi sia piaciuto, vi saluto e auguro buona serata! Vi ricordo che per un mesetto non ci saranno pubblicazioni di nuovi capitoli e che andrò avanti con l’editing di Grimock il toro nero!

Piombo
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