Grimock il toro nero, capitolo 17: Ben più di un semplice buongiorno.

Grimock il toro nero, parte decima: Spiriti in catene

Finalmente, dopo tanti giorni di pioggia e buio, un’alba luminosa brilla sulla foresta. Nella capanna, sdraiato su di una vecchia sedia a dondolo, Flint si sveglia al caldo e, per la prima volta, al sicuro: non sente più dolore, se non qualche sporadica fitta alla schiena e al braccio, ancora rotto, ma già in via di guarigione.

Vicino a lui, un nervoso e taciturno Grimock ripara la sua armatura con pezzi di cuoio e filo di ferro: molte delle sue ferite sanguinano ancora e sembra aver dormito poco o niente. Nel frattempo, Simplicio, allegro e pimpante, canticchia a bocca chiusa mentre prepara la colazione: pane, miele, castagne secche e del maiale salato; si concede solo una breve pausa per augurare a Flint« Buongiorno, principino!» e, dopo avergli strizzato l’occhio, tornare a lavoro.

«…’ngiorno…»  risponde il ragazzo, imbarazzato, poi si volta verso Grimock e ripete titubante: «Buongiorno… »

Il barbaro solleva appena la testa, emette una specie di muggito e ritorna a riparare la sua armatura.

« Siamo quasi morti ieri.» puntualizza, piccato, Flint « ricordarti che mi aspetto ben di più di un semplice grugnito, Grimock!»

Il barbaro, ancora scosso dall’incubo della notte appena trascorsa, fa per rispondere a tono, ma il maestro Simplicio interviene prontamente:

« La colazione è pronta!» annuncia e aggiunge « Mai discutere prima di aver mangiato: rovina tutta la giornata!»

Detto questo, serve a entrambi un piatto misto abbondante e una tazza ricolma di una strana bevanda calda, scura e corposa, ma dall’aroma delizioso.

« Che cos’è?» chiede Flint, bevendone un sorso: il liquido tiepido è dolce, fruttato e vagamente piccante; non è alcolico, ma rilassa muscoli e mente. « Ottimo!» commenta.

« Davvero eccellente…» ammette Grimock, stupefatto.

«Vero?» chiede sarcastico Simplicio « È un’antica ricetta di famiglia!»

« Cosa c’è dentro?» domanda Flint.

« La ricetta è solo per chi è di famiglia! » risponde categorico il maestro, servendosi un bel bicchiere di latte caldo.

Il resto della colazione procede in un teso silenzio, con qualche sporadico commento del Maestro sul maiale poco salato o le castagne troppo secche. Una volta finito, Simplicio prende i piatti e li getta malamente in un secchio di legno; fatto ciò, si accomoda vicino al fuoco, estrae dalla tunica una lunga pipa scura, la carica con del tabacco profumato e inizia a fumare.

« Cominciate pure!» esclama, mettendosi comodo.

« Come?» chiede Flint.

« Che c’è? » chiede, indispettito, Simplicio « Dopo avervi salvato la vita, dato da mangiare e fatto gustare la mia tisana, volete pure un momento di raccolta in privato?» e conclude « Io resto qui, ragazzo!»

Flint si volta verso Grimock ma quest’ultimo, minimamente intenzionato a dare spiegazioni, già è tornato sulla sua armatura.

« Ehi! » lo richiama all’attenzione il ragazzo « Devi darmi delle spiegazioni, Grimock! Sei la mia guardia del corpo e mi hai quasi ucciso in quelle miniere! »

Il barbaro, vincolato dalla sua parola e colpito nell’orgoglio, poggia gli strumenti a terra, colpevole.

« Hai ragione » ammette « Non ho rispettato i miei doveri. » e, altrettanto interessato alla verità, propone: «  Ti darò delle spiegazioni, ma a una condizione: il mio segreto per il tuo. »

« D’accordo.» risponde Flint, sicuro di sé « inizia pure.»

« Altra tisana?» interviene il maestro Simplicio.

Grimock, dopo essersi fatto riempire la tazza, inizia a raccontare.

«  Mille inverni fa, quando ancora i diavoli camminavano sulla terra, il mondo fu sull’orlo del Grande Sterminio: l’avvento in terra di Sventrax, il dio del sangue e del massacro, colui che è destinato a distruggere il mondo. Per fronteggiarlo, dieci tribù di barbari del nord si unirono in un unico clan e, in segno della loro forza e fratellanza, ognuno dei capi avrebbe impugnato in battaglia un’ascia a due mani, forgiata dalle streghe dei ghiacciai perenni e in grado di tranciare la carne impenetrabile del dio. I barbari, incuranti della morte e sotto l’effetto della radice del diavolo, affrontarono il demone e perirono a migliaia, per concedere ai loro capi-tribù un’occasione: il momento giusto per sferrare il loro unico e letale assalto. Sventrax, che non dorme né riposa, non abbassò mai la guardia fino a che, con l’inganno, un astuto guerriero riuscì a ferirlo alle spalle, dando l’occasione ai dieci capi di colpire. Il demone, colto alla sprovvista, fu smembrato e la sua anima in pezzi imprigionata nelle asce sporche del suo stesso sangue. Da allora, i dieci capi Tribù, uniti sotto l’unico clan delle Asce Sanguinarie, condividono il peso della maledizione: invincibili in battaglia, ma condannati a un insaziabile sete di sangue e guerra

Flint, ascoltata tutta la storia con attenzione, deglutisce nervoso.

« Dimmi…» prende coraggio, fissando la gigantesca ascia poggiata al  muro « in quale modo questa storia è collegata a te?» e sminuisce, cercando di smorzare la tensione « È solo una leggenda, magari non tutto è vero!»

« Non è solo una leggenda.» risponde duramente Grimock « Non ti è bastato ciò che hai visto nelle miniere? Allora, te lo dirò chiaramente: quest’arma è una delle dieci asce sanguinarie e, decapitando il mio capo-tribù, ho scelto di sostenerne il peso

« va bene, ti credo! »  lo rassicura Flint, intimorito « Ho visto cos’è successo nelle miniere: dopo aver impugnato l’ascia, ti sei trasformato in un mostro e mi hai quasi ucciso

« Esatto, » afferma il barbaro « quasi. » sottolinea « Nessuno sopravvive alla furia di Sventrax: una volta invocato, uccide fin quando non ha placato la sua sete di sangue; niente può fermarlo. » e, minaccioso, gli ricorda il loro accordo: « Adesso è il momento di rivelarmi il tuo segreto: come hai fatto tu, un mingherlino appena capace di impugnare un bastone, a uscirne vivo? »

« Non è merito mio…» risponde il ragazzo, offeso e reticente « ma di questa. » dichiara, mostrandogli la corona misteriosa.

« La corona del regno di Maltanera!» esclama, stupefatto, Simplicio che, accortosi d’aver pensato ad alta voce, bisbiglia « sono invisibile!» e torna in silenzio.

« La corona di Maltanera protegge gli abitanti del nostro regno dal male,» spiega Flint, malinconico « Almeno fino a che un degno primogenito di sangue reale siederà sul trono.»

« Come mai è nelle tue mani?» chiede Grimock.

« L’attuale sovrano è molto malato e non ha lasciato nessun degno erede!» continua il ragazzo, ignorando la domanda « La corona non può andare a un estraneo o il regno di Maltanera cadrà! »

« L’hai  rubata, non è vero?» insinua il barbaro, a bruciapelo.

« No, cioè…sì! » balbetta Flint « Non posso permettere che il potere della corona cada nelle mani sbagliate!»

« Quindi è questo il motivo per cui mio fratello Durgù ti sta dando la caccia» deduce Grimock.

« Il capitano dei Cavalieri del Crepuscolo!?» domanda Simplicio, incredulo « Ora capisco perché vi siete buttati giù dalla rupe! A ripensarci, forse lo avrei fatto anche io!»

« Sì…» ammette Flint, disperato « L’impero mi sta dando la caccia e non ho la benché minima idea di come salvare il mio regno! So che è un lungo viaggio e che non posso farcela da solo, ma la mia unica speranza è chiedere consiglio alla Sibilla del Sud.»

« Ne hai di fegato, ragazzino!» si congratula il maestro Simplicio « Ma, onestamente, non punterei neppure un bottone su di te!»

« Grazie per la fiducia!» gli risponde Flint, sarcastico, poi, rivolgendosi nuovamente alla sua guardia del corpo, continua a spiegare: «  Conosco le leggende su voi Asce Sanguinarie e proprio per questo ti ho assunto, Grimock: nessun altro può condurmi fino alla Sibilla del Sud e sono sicuro che…»

« No.» lo zittisce Grimock, alzando la voce « il maestro Simplicio ha ragione: non dureresti neppure un giorno fuori da questa capanna; non sei abbastanza forte per ottenere ciò che vuoi, tornatene a casa.»

Flint, duramente colpito da quelle parole, spera di aver male interpretato e, balbettando, chiede:

« Come?»

Ma Grimock, anziché ripetersi, raccoglie il filo di ferro e  torna a lavoro sulla sua armatura.


capitolo successivo ›

‹ capitolo precedente

Indice

Rispondi