Grimock il toro nero, capitolo 16: Grimock, speciale di Natale.

Grimock il toro nero, parte decima: Spiriti in catene

Con questa storia, anche Grimock onora lo spirito del Natale (in ritardo, ovviamente!).
Buona lettura 😉
Piombo

 

In piena notte, un vento gelido proveniente dalla porta aperta della capanna sveglia Grimock di soprassalto: è ancora ferito, sdraiato ai piedi del letto e il suo corpo non vorrebbe fare altro che riposare, ma il suo istinto gli impone di alzarsi: le pareti della stanza sono imbrattate di sangue e brandelli di carne gocciolano tra i mobili; non c’è traccia di Flint o Simplicio, se non dei segni di trascinamento sul pavimento, che si perdono nella foresta.

Allarmato, Grimock cerca le sue armi ma, sebbene il femore sia ben saldo al suo fianco, dell’ascia sanguinaria non vi è traccia; consapevole che non può trattarsi di un caso, il barbaro esce all’esterno e si avventura tra gli alberi. Una luna piena, immensa e color del sangue, illumina le tracce fresche e dona alla neve un pallore rossastro; dopo un centinaio di metri, i segni di trascinamento si interrompono e, a loro posto, compaiono immense orme di zoccoli.

Grimock, sorpreso dalla dimensione di quelle impronte, ne saggia profondità e grandezza: una creatura bipede, pesante e, a giudicare dalle gocce di sangue, carica di carne fresca. Malgrado le pessime condizioni, il barbaro impugna il femore e, nella speranza non sia troppo tardi, accelera il passo: procede per circa una mezz’ora, prima di raggiungere i piedi di una collina, dalla cui sommità proviene un bagliore di fuochi accesi.

Cauto, Grimock abbandona la pista delle impronte e, nascondendosi tra la boscaglia, inizia a salire.  Raggiunta la vetta, si ferma al confine di una grande area disboscata, nel cui centro, circondato da una dozzina di falò, si erge un enorme abete rinsecchito, adornato di teste decapitate, ossa, arti e interiora. Il barbaro, a quella vista, esce allo scoperto e si avvicina circospetto, pronto a reagire al primo segnale di pericolo.

Quando mancano ormai pochi metri, Grimock nota una grossa sagoma scura sotto l’albero e, vedendola muovere, si prepara a colpire. Una volta messo a fuoco, invece di sferrare il fendente, il barbaro resta immobile, impietrito da ciò che vede: i corpi di Flint, Simplicio, suo fratello Durgù e il resto del suo clan sono ammucchiati ai piedi dell’abete; alcuni di loro , in fin di vita, chiedono aiuto o perdono.

Sconvolto da quella carneficina, Grimock corre verso i suoi compagni, ma non fa in tempo ad avvicinarsi che i falò deflagrano all’unisono in vampe alte e roventi; le fiamme si alzano in cielo, fin sopra l’abete, per poi schiantarsi sull’albero e ridurlo in cenere, assieme ai corpi straziati di tutte le vittime.

Mentre il barbaro viene sbalzato indietro dalla potente esplosione, dal gigantesco cumulo di ceneri infuocate si erge qualcosa, non umano e neppure bestia, ma un ibrido deforme: la parte superiore del suo corpo è umanoide, mentre l’inferiore, intrisa di sangue, di toro; il busto, aperto dallo sterno fino all’inguine, è ampio e coperto di simboli oscuri incisi nella carne; le sue braccia immense sono deformate da placche ossee e terminano in mani grottesche e artigliate;  il volto, scarnificato nella metà inferiore, è glabro, pallido e, sia dal mento che dai lati del cranio, spuntano grosse corna ricurve; la sua enorme bocca è piena di denti storti e affilati, mentre gli occhi, incredibilmente piccoli rispetto al corpo, sono neri e iniettati di sangue. Il mostro, con ben salda in pugno l’ascia sanguinaria, esce dalle ceneri e avanza verso Grimock.

Il barbaro, ancora gravemente ferito, a stento alza la testa dalla neve e, ben conscio di cosa ha innanzi, grida: « Chi sei, mostro!»

Prima di rispondere, l’orrenda bestia sghignazza selvaggiamente.

« Io sono SVENTRAX!  » tuona, alzando l’ascia al cielo e sbavando sangue « Dio del sangue e del massacro, colui che distruggerà il mondo!»

Grimock, sebbene addestrato a non provare paura, vorrebbe alzarsi e combattere, ma il suo corpo, sopraffatto dal terrore, rifiuta di muoversi.

« in ginocchio, umano!» ordina Sventrax « Sei solo carne e sangue; sii onorato di potermi ammirare senza morire!»

« La…la pagherai!» minaccia Grimock, furibondo.

« Adoro la tua forza, barbaro!» sghignazza il dio del sangue, schiacciandolo con lo zoccolo nella neve « Quasi quanto quella del tuo debole padre! »

« Cosa vuoi da me, mostro!?» ringhia Grimock, a stento capace di non soffocare.

« Sei tu ad avermi invocato, mortale!» risponde Sventrax, togliendogli di dosso lo zoccolo e lasciandolo respirare « Fossi libero ti schiaccerei come un insetto, ma sono secoli che nessuno appaga la mia sete e, perciò, ti farò un dono.»

Il gigantesco demone scosta l’ascia dal volto di Grimock, affonda il braccio nel suo stesso torace aperto e ne estrae il grosso elmo cornuto andato perso nelle miniere.

«  Io, il dio del sangue e del massacro, sono destinato a distruggere il mondo! » conclude, poggiando il copricapo di fronte al barbaro « Che ciò ti aiuti a ricordare che né te né nessun altro mortale sopravviverà alla carneficina!»

Assetato di sangue, Sventrax solleva l’ascia al cielo e affonda la lama ma, poco prima che il fendente tranci di netto la testa di Grimock, quest’ultimo si sveglia: è ancora nella capanna, sdraiato ai piedi del letto e, poco distante, Flint e Simplicio dormono serenamente. Non c’è traccia di sangue e la porta è ben chiusa, ma il grosso elmo cornuto poggiato sul letto ricorda al barbaro che non è stato un semplice incubo. 

Profondamente turbato, Grimock raccoglie il copricapo e lo nasconde rapido sotto il vello; poi, prima di coricarsi, lancia un’ultima occhiata a Flint e, infine, alla gigantesca ascia poggiata al muro: i simboli sulla sua lama sembrano brillare un istante, ancora affamati.


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dicembre 29, 2016

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