Nera Luna, capitolo quattordici: Vino, fiamme e ipocrisia.

Carlo passò a prendermi in perfetto orario. Per l’occasione aveva addirittura prenotato una carrozza e, quando   il cocchiere aprì lo sportello e mi invitò ad entrare, mi sentii a disagio per tutta quella eccessiva raffinatezza.

All’interno, c’era un enorme mazzo di rose e, seduto vicino all’apertura di luce, il mio cavaliere. Carlo era vestito di tutto punto: bastone da passeggio, un insolito cappello a cilindro, abito scuro e cappotto nero. Io indossavo un lungo vestito rosso e oro: provocante, ma non volgare e indubbiamente pericoloso, avendo nascosto, tra le costole del corpetto, un coltello dalla lama sottile e affilata. Durante il tragitto parlammo poco: lui troppo emozionato ed eccitato, io profondamente a disagio; c’era qualcosa in lui che mi spaventata, che solo a fine serata avrei compreso.

Mi portò a cena al Boeucc, in piazza Belgioioso, uno dei ristoranti più vecchi di Milano. Quando entrammo, il caposala ci fece saltare la lunga coda d’attesa e ci accompagnò a un tavolo ai piedi di una grande finestra ad arco. Complici vino, buon cibo e luci soffuse, mi rilassai quel tanto che bastava per divertirmi e scoprii un lato di Carlo che, non posso negare, mi stupii: colto, raffinato, brillante e cortese; mi rivelò quanto fosse difficile, data la sua posizione, essere sempre così rigido e inquadrato. Ridemmo e mangiammo come amanti di lunga data e, giunti al conto, mi chiese di fare una passeggiata per le vie del centro; non vedendoci niente di male, accettai.

Mano nella mano, camminammo per stradine secondarie e viottoli, fino a raggiungere il Duomo, dove amoreggiammo, per qualche ora, in un angolo poco illuminato della piazza.

« Sei bellissima. » sussurrò, quando le strade erano ormai deserte.

«Grazie.» risposi, ancora un po’ brilla «Posso chiederti il perché di questo invito?»

«È difficile da spiegare…» preannunciò «Tra breve dovrò sposarmi con una ragazza di una ricca famiglia torinese ma, da quando ti ho conosciuta, le mie certezze stanno vacillando.»

A quella rivelazione, non seppi se essere disgustata o lusingata. Sebbene, fino a quel momento, Carlo si era dimostrato un gentiluomo, la sua fama di amante lo precedeva: violento, irascibile e pericoloso; solo la paura per Andrea riusciva a tenerlo a freno. Inoltre, il suo sguardo era cambiato: stava diventando impaziente, troppo impaziente, quasi euforico.

«Ti ringrazio.» risposi, nervosa.

Carlo, incapace di comprendere il perché della mia ansia, restò in silenzio, insoddisfatto della risposta; qualcosa lo turbava e non sapevo come distoglierlo dai suoi pensieri.

«Tutto bene? » chiesi.

« Vuoi fuggire con me?»

Mi domandò, a bruciapelo, e io, semplicemente, titubai.

« Cosa rispondi? » incalzò.

Se da un lato fuggire era ciò che desideravo, non lo avrei di certo fatto per incastrarmi in un’altra prigione; mi feci coraggio e risposi.

«Non posso Carlo, lo sai.» dissi,  consapevole che, in fin dei conti, Carlo fosse solo un ragazzino viziato «Sono proprietà di Madame Melissa e non permetterà che la sua prima donna fugga col suo amante; inoltre, tuo padre non permetterà che tu infanghi il nome della famiglia per una prostituta.»

«Non ti devi preoccupare di Madame Melissa » sentenziò, arrogante « e mio padre non sarà un problema.»

«Cosa intendi dire?»

« Ci sono altri motivi per cui ti ho chiesto di uscire stasera.»

Il volto di Carlo era completamente cambiato: non era né quello di un ragazzino viziato, né di un gentiluomo; era sadico, arrogante e sornione, come se sapesse più di quanto lasciasse intendere.

« Che cosa intendi dire, Carlo?» ripetei, ma con più forza.

Lui non rispose e ridacchiò sarcastico.

«Che cosa hai intenzione di fare, Carlo!?» sibilai, con tutta la mia ferocia.

Di fronte a tanta determinazione, Carlo rabbrividì.

« Non sono stato io ad avere l’idea, Nera. » preannunciò.

«Quale idea? »

«Charlotte…»

A sentire quel nome, trasalii.

«Che ha intenzione di fare, quella troia codarda!?»

Nel vedere tanta rabbia, Carlo sembrò eccitarsi, mi prese la mano e la strinse.

«Quel che succederà alla casa di Madame Melissa non deve coinvolgerti

Non riuscivo a capire cosa stesse accadendo, ma sentivo che qualcosa non andava. Sebbene Madame Melissa fosse un’aguzzina, mi aveva portato rispetto e dato una possibilità; avevo un debito nei suoi confronti e non potevo permettere che le accadesse qualcosa.  Quel bordello era la mia casa e tutti coloro che vi abitavano la mia famiglia; dovevo proteggerli. Tentai di divincolarmi e andarmene, ma Carlo strinse la presa.

«Non capisci, Nera?» mi chiese, strattonandomi con forza « Charlotte è impazzita dopo quello che le hai fatto! Vuol dare fuoco a quella casa e sai cosa? Le ho dato tutto quel che le serviva per vendicarsi! Tranne te, ovviamente.»

« Perché? » chiesi, incredula.

«Perché così potremo stare assieme. » rispose, sorpreso della mia domanda «Quando Madame Melissa brucerà assieme al suo bordello, sarai libera dai tuoi obblighi e potrai fuggire con me!»

Disgustata da tanta crudeltà e ipocrisia, gli tirai  uno schiaffo e, d’impulso, gli urlai: «Tu sei pazzo!»

Carlo, a quella parola, perse il controllo e mi scagliò in un vicolo buio. Tenendomi stretta per le spalle, mi tirò un pugno e una ginocchiata allo stomaco; colta alla sprovvista, non potei fare altro che subire.

 «Imparerai a portarmi rispetto, puttana!»

Gridò, prima di scagliarmi contro il muro. Sbattei così forte che mi accasciai al suolo, poggiai la mano a terra, in cerca dell’aiuto di mia madre, ma l’asfalto la rendeva sorda alle preghiere; ero sola.

« Io non porterò mai rispetto a un pazzo, viziato come te!» rincarai, infilai una mano nel corpetto ed estrassi il coltello.

Carlo, nello scoprirmi armata, perse quel poco di controllo che gli rimaneva e mi si avventò contro, ma io fui più rapida: il mio fendente lo raggiunse al volto e lo sfregiai. Lui, piagnucolante, si accasciò a terra, tenendosi entrambe le mani sulla ferita aperta; rivoli di sangue gli scorsero lungo le dita, fino a imbrattare le maniche della camicia. Gridò, non di dolore, ma di rabbia e si alzò, con la ferma intenzione di rispondere all’affronto.
Libera dalla sua presa, corsi lungo i vicoli a perdifiato: l’aria carica di smog  bruciava nei polmoni, le gambe pulsavano di fatica e la mente, annebbiata da mille pensieri, si concentrò solo sulla paura di restare nuovamente sola.

Quando ormai mancavano pochi metri alla casa di Madame Melissa, un forte odore di bruciato mi fece trasalire. Alzai gli occhi: il cielo notturno brillava di rosso e un denso fumo oleoso inondava la strada; come una falena, mi diressi al fuoco. Una volta di fronte al bordello, non potei fare altro che guardare le fiamme divorarsi tutto ciò a cui mi ero legata in quegli ultimi mesi. Corsi tra la folla di curiosi accalcata all’ingresso, chiamando Maddalena, Madame Melissa, Andrea, Franca e perfino Charlotte, chiunque potesse ridarmi speranza, ma nessuno rispose.


capitolo successivo ›

‹ capitolo precedente

Indice

Rispondi