Grimock il toro nero, capitolo 14: il maestro Simplicio.

Grimock il toro nero, parte decima: Spiriti in catene

 

« Capitano Durgù!» grida l’esploratore imperiale, risalendo il sentiero « Forse li abbiamo trovati

Senza lasciare la presa dal collo di Flint, Grimock, colto alla sprovvista, cerca una via di fuga: si trova su uno sperone di roccia, che dà su uno strapiombo e non sembrano esserci altre strade se non il sentiero da cui stanno risalendo i cavalieri; a giudicare dai passi, Durgù e un drappello di guardie pesantemente armate si stanno avvicinando.

« Reggiti.» conclude il barbaro, raccogliendo l’ascia e caricandosi in groppa Flint.

«Che…che cosa hai intenzione di fare?» chiede il ragazzo, spaventato e ferito.

Grimock non risponde e si affaccia al precipizio: saranno una trentina di metri circa, di cui dieci in caduta libera e i restanti tra gli alberi; le frasche sono troppo intricate per vedervici attraverso ed è impossibile determinare cosa vi sia al di sotto; è un vero e proprio salto alla cieca.

«No!» esclama Flint, intuendo le intenzioni del barbaro « Assolutamente no!»

« Hai un’idea migliore?» chiede Grimock, per nulla entusiasta all’idea di saltare « Sono tutto orecchi.»

« CORRETE, SOLDATI!» la voce inconfondibile e agghiacciante di Durgù riecheggia tra le montagne « O ANCHE LA VOSTRA TESTA FINIRÀ SU DI UNA PICCA!»

Terrorizzato all’idea di saltare, il ragazzo fissa la guardia del corpo, supplicandolo con lo sguardo di trovare un’altra soluzione; Grimock scuote il capo e, senza ulteriori indugi, si lancia.

Flint, attaccato alla schiena del barbaro, resta un istante sospeso nel vuoto, poi precipita sentendo lo stomaco salirgli in gola . Vorrebbe urlare, ma vento e terrore gli strozzano il fiato e, non potendo fare altro, si stringe il più possibile alla guardia del corpo.

L’urto con gli abeti è violento e il frastuono dei rami spezzati assordante. Sebbene il corpo di Grimock gli faccia da scudo, Flint a malapena resiste alle sferzate dei rami e, ormai allo stremo, perde la presa. D’istinto, il ragazzo si agita alla ricerca di un appiglio ma il braccio destro gli si impiglia tra i rami, spezzandosi. Il dolore è fulminante, atroce e il contraccolpo lo scaraventa su di un cumulo di neve che gli attutisce la caduta.  Nel frattempo,tutt’intorno, il rimbombo dello schianto di Grimock fa tremare la foresta.

Incredulo di essere sopravvissuto a una caduta simile, Flint cerca di alzarsi, ma una fitta al braccio destro gli impone di desistere. Dolorante, striscia fuori dalla neve e si avvicina a un albero: aiutandosi coi rami, si mette in piedi e si appoggia al tronco per riprendere fiato. Sente freddo e ha perso molto sangue: a causa di tutti quegli urti, la ferita alla schiena è peggiorata e solo gli dei sanno quante ne ha di nuove. Privo di forze, il ragazzo fissa la corona che ancora stringe in pugno; nonostante la caduta, non ha mai lasciato la presa e tanto gli basta per andare avanti.

« Grimock.» sussurra, a fatica « Grimock!» chiama, più forte « GRIMO…!» urla, ma una boccata di sangue gli riempi la trachea.

Dopo aver sputato il rigurgito, Flint raccoglie della neve da terra, si sciacqua la bocca e inizia a bere: ha sete, una sete inestinguibile che gli stringe la gola e frigge la lingua.

« Grimock!» continua a chiamare, girovagando senza meta « Grimock!»

Finalmente, degli scricchiolii tra la boscaglia rispondono alle grida e Flint, consapevole di non poter sopravvivere neppure un giorno senza la sua guardia del corpo, tira un sospiro di sollievo.  Più velocemente che può, il ragazzo raggiunge una zona semidistrutta della foresta: diversi alberi sono stati spezzati e, alcuni, addirittura sradicati; al centro di quella devastazione, c’è una buca nel terreno, dovuta probabilmente a un forte impatto.

« Grimock?» chiede Flint, avvicinandosi.

Abbracciato a un tronco e lordo di sangue, il barbaro, nel vedere il compagno, sembra sorridere, poi, d’improvviso, grugnisce e ringhia feroce.

« Grimock!» esclama il ragazzo, felice di averlo ritrovato ma, nel vederlo così infuriato, cambia tono e domanda: «Tutto bene?»

« Si sta avvicinando qualcuno!» sussurra Grimock, stremato per la caduta.

Dalla boscaglia, si ode un suono di zoccoli e ruote sulla neve, che accompagna un fischiettio allegro e sornione. In groppa a un vecchio cavallo pezzato, tozzo e con la lunga criniera grigia, sta un strano individuo: allampanato, sorridente e vestito di celeste e blu; la pelle olivastra, gli abiti chiari e i capelli ricci brizzolati, fanno risaltare la sua espressione acuta e vagamente assente. Indossa un paio di grossi occhiali circolari, un cappello fez in tinta con la tunica, ninnoli e gioielli di ogni tipo; avvolto al collo, ha un folto pellicciotto di ermellino bianco, in cui immerge sporadicamente il mento. Lo strano individuo si ferma esattamente al limitare della zona semidistrutta.

« Che botto!» commenta, entusiasta, allunga la mano destra verso il punto d’impatto e la apre; sul palmo, ha tatuato un occhio aperto, dalla pupilla nera e dilatata.

« Capisco…» conclude, dopo alcuni secondi di silenziosa contemplazione.

Flint, preso alla sprovvista, e Grimock, troppo ferito per reagire, restano immobili.

« Ci vuole del fegato a lanciarsi da lassù!» si  congratula lo strano personaggio, appoggiando la mano sulle redini « Io, personalmente, non lo avrei mai fatto.» riflette, scuotendo il capo.

« Ehm…»  interviene Flint « Tu chi saresti, scusa

L’eccentrico individuo scende da cavallo e, tenendo la mano destra dietro la schiena, si avvicina al ragazzo.

« Simplicio,» si presenta, con un lieve inchino « Simplicio dei Laghi Lunghi, ma puoi chiamarmi Maestro Simplicio.»

Ancor più confuso da quella stramba presentazione, Flint porge la mano, ma il bizzarro personaggio non ricambia.

« Signor Simplicio…»

« Maestro Simplicio.» riprende Simplicio, seccato.

« Maestro Simplicio…» ritenta Flint.

« Da dove vieni tu le buone maniere non esistono?» chiede lui, offeso « Non ti presenti?»

Il ragazzo, titubante, guarda il barbaro in cerca di consiglio, ma quest’ultimo, se ne avesse avuto le forze, avrebbe già sgozzato lo sconosciuto da tempo.

« Flint.» si presenta, sperando di smorzare la tensione.

« Flint eeeee?» insiste Simplicio, allungando teatralmente la “e”.

« Solo Flint!» risponde lui, nervoso, dolorante e, sopra ogni cosa, stanco « Sign…Maestro Simplicio, ci serve il suo aiuto!» supplica, esasperato dalla situazione « Ci stanno inseguendo e sia io che il mio amico siamo gravemente feriti; la prego!»

Il maestro Simplicio sbuffa, annoiato.

« Lo so, lo so…»  commenta « Secondo te perché sono qui? Perché mi piace stare in mezzo al freddo e alla neve?» fa notare, seccato « E non fa bene neppure a Tobia!» aggiunge, indicando il cavallo.

« Ma…» afferma sorpreso Flint « Come faceva a sapere dove trovarci?»

« Siete in fuga, feriti, vi offro il mio aiuto e tu perdi tempo a fare domande?» controbatte Simplicio « Non devi essere il più sveglio della famiglia!» sghignazza « Forza! Dammi una mano a portare il tuo amico sul carretto!»

Legato al cavallo, c’è un vecchio carretto sgangherato e traballante.

« Maestro Simplicio, probabilmente quel carretto non sopporterà il peso del mio amico.» fa notare Flint.

Simplicio guarda prima il barbaro, poi il carretto e infine il ragazzo.

« Non sarà un problema!» risponde, presuntuoso, ed estrae da sotto la tunica una strana bisaccia di cuoio e metallo, chiusa da un grosso anello di piombo: la apre, la capovolge, ma dal suo interno non esce alcunché. Rapido,  il maestro vi infila una mano dentro, prende una manciata di una polvere fluttuante e, dopo aver sussurrato arcane parole, la getta addosso al barbaro.

« Ora puoi caricarlo sul carretto.» comanda Simplicio.

« Sono ferito e ho un braccio rotto!» fa notare Flint, sorpreso di essere tirato in causa.

Il maestro gli punta contro il palmo tatuato.

« …capisco.» conclude e aggiunge « Sì, sei ferito.»

« E aveva bisogno di puntarmi quella mano contro, per capirlo!?» domanda indispettito Flint, sentendosi preso in giro.

« Non si è mai troppo prudenti.» risponde il maestro supponente e, dopo aver preso un’altra manciata di polvere, ripete il sortilegio su Grimock.

« Ora puoi caricarlo sul carretto.» comanda nuovamente Simplicio.

Flint, disarmato da tanta insistenza, si avvicina al barbaro e, aiutandosi col braccio sinistro, cerca di prenderlo in spalla: incredibilmente, riesce a sollevarlo senza fatica.

« Ma come è possibile?» chiede il ragazzo, stupefatto.

« Insomma? L’effetto non dura mica tutto il giorno!» ammonisce Simplicio, richiudendo la bisaccia e infilandola sotto la tunica « Se non faccio qualcosa per le vostre ferite, state pur certi che morirete!»

« Come!?» esclama Flint.

« Su, forza! Finisci di caricare il tuo compagno e andiamocene!» ordina il maestro, immergendo il mento nel pellicciotto « Povero Tobia! Qui si gela!» conclude e il cavallo, in risposta, nitrisce.

Flint, distrutto dalla terribile giornata, getta Grimock sul carretto e va a sedersi accanto al misterioso personaggio.

« Forza Tobia, al galoppo!» grida Simplicio, facendo schioccare le redini.

Tobia, alla frustata, sbuffa e, lentamente, si avvia nella foresta.


capitolo successivo ›

‹ capitolo precedente

Indice.

 

 

Rispondi