Nera Luna, capitolo 13: Un inaspettato invito a cena.

Carlo tornava da me tutte le sere, sempre con maggior desiderio e ogni volta con doni più costosi. Non chiese mai dove si trovasse Charlotte, né se stesse bene. Era viziato e vizioso; dava poca importanza alla vita altrui, soprattutto se non ne traeva profitto. Il più delle volte si comportava come un bambino alla ricerca di attenzioni e, fino a che il suo egocentrismo era soddisfatto, gli si poteva chiedere qualsiasi cosa: la facciata della casa di Madame Melissa fu restaurata, come tutte le camere, salone e palco; il locale iniziò ad essere frequentato da membri del partito, gli alcolici smisero di essere annacquati e ottimi tranci di carne presero il posto di scarti e frattaglie.

 

Maddalena, dopo qualche giorno di difficoltà, diventò parte integrante degli spettacoli. Sebbene fosse timida e impacciata, grazie ai miei consigli e protezione, riuscì a rendere la sua insicurezza non solo divertente, ma addirittura sensuale e, ben presto,  anche lei ebbe clienti fissi, danarosi e potenti. Perfino Madame Melissa, solitamente scorbutica e protettiva, concesse a tutte le sue ragazze molte più libertà, abbellendo loro camere, bagni e rendendo più severi gli interventi di Andrea alle violenze dei clienti. Solo Charlotte, caduta in disgrazia, non godeva dei nuovi benefici, tendendo più a isolarsi che a ricucire i rapporti con la padrona.

Quando non ero con Carlo o sul palco, stavo con Maddalena. La nostra relazione non era più di semplice amicizia, eravamo diventate amanti e, nonostante non ne fossi innamorata, ero felice di potermi fidare di qualcuno.  Maddalena conosceva i miei sentimenti e si accontentava, nella speranza che un giorno ricambiassi il suo profondo affetto. Non poteva sapere che il mio cuore era da tutt’altra parte e, per quanto le cose andassero per il meglio, quella casa chiusa mi appariva sempre più stretta e soffocante; volevo essere libera, tornare sul palco e recitare per un pubblico vero, non un’accozzaglia di medici e avvocati corrotti ed eccitati.

All’alba, quando Carlo mi lasciava finalmente sola e Maddalena dormiva, mi affacciavo alla finestra e guardavo la stretta stradina sottostante. A quell’ora, non c’era nessuno per le vie di Milano e, se tirava vento e mi sporgevo un poco, potevo sentire profumo di terra e foresta; mia madre mi stava chiamando, sapeva che ero destinata a qualcosa di molto più grande e che non era ancora il momento di fermarsi. Qualche volta, scendevo le scale di soppiatto, con la ferma intenzione di abbandonare quella casa e fuggire, ma la porta sbarrata e l’implacabile Andrea mi spingevano sempre a tornare sui miei passi.

Una sera come tante, annoiata dalla routine che la mia vita aveva imboccato, mi accingevo a raggiungere le mie compagne per cena, quando Ester, senza neppure prendersi la briga di bussare, entrò nella mia stanza. Stavo quasi per cacciarla fuori, ma lei era nervosa, forse preoccupata, e, trovando la cosa insolita, la lasciai parlare.

« Seguimi, Nera.» affermò « Madame Melissa vuole vederti

« Mi sto finendo di preparare.» risposi, con sufficienza.

« Se non sarò io a portarti da lei, lo farà Andrea.»

Quella minaccia fu sufficiente e nessuna delle due aggiunse altro; non feci domande e la seguii fino all’ultima porta infondo al corridoio del primo piano: la stanza privata di Madame Melissa. Ester bussò due volte e attese, dall’altro lato, qualcuno si alzò e la padrona in persona venne ad aprire.

« Puoi andare ora, Ester.» ordinò Madame Melissa e la domestica obbedì.

Una volta sole, la padrona mi fece cenno di entrare e io eseguii. Era la prima volta che visitavo la sua stanza e la trovai stranamente ospitale: sulla destra c’era un ampio letto a due piazze, ai cui lati si trovavano due comodini abbelliti da portagioie in madreperla e polverose foto sbiadite; sulla sinistra, c’era l’ingresso per il bagno privato e un imponente armadio di legno scuro a quattro ante; l’ampia porta-finestra, dirimpetto all’entrata, dava su un terrazzino abbellito da ciclamini e calendule. La cosa che più catturò la mia attenzione fu un quadro a olio appeso sopra il letto, raffigurante un paesaggio autunnale di campagna: semplice, con un casolare sullo sfondo e alberi ingialliti ai lati di un sentiero ciottoloso; non era tanto la tecnica, piuttosto elementare, a colpire, quanto l’affetto che trapelava dalle pennellate e dai colori.

« Lo ha dipinto mio marito.» disse Madame Melissa, notando il mio interesse.

« È molto bello.» risposi, sincera.

La padrona sorrise e, per un momento, sembrò tornare con la mente a un passato più dolce. Durò giusto un’istante, poi il suo sguardo si indurì, quasi a voler ricacciare i ricordi al loro posto.

«Siedi.»

Ordinò ed io obbedii.

« Ho fatto qualcosa di sbagliato, Madame?» chiesi,  temendo fosse a conoscenza del mio desiderio di fuga.

« Non tu, ma il tuo amante.» sospirò « Mi ha “gentilmente” chiesto il permesso di portarti a cena fuori, stasera; ha pagato una discreta somma.»

« Mi sembra una buona notizia, Madame. » risposi e, non capendo il motivo di tanta preoccupazione, aggiunsi «Giusto?»

« Solo se hai intenzione di tornare, Nera.» affermò Madame Melissa, severa « Molti altri uomini, in passato, hanno tentato di fuggire con le loro amanti e sappi questo: nessuno abbandona questa casa senza il mio permesso e, nel caso dovesse accadere, sarà chi rimane a pagarne le conseguenze; soprattutto Maddalena.»

Deglutii, consapevole che non stesse scherzando. Avrei sacrificato qualsiasi cosa pur di andarmene, ma non certo non un’altra amante.

« Non è mia intenzione fuggire.» promisi, ossequiosa  « Non ha di che temere, Madame. Il mio posto è qui, dove sono amata, rispettata e protetta; siete la mia famiglia e non vi abbandonerò.»

Madame Melissa sbuffò beffarda, sapeva che stavo mentendo e non le importava; fino a che teneva in pugno Maddalena, anche io ero nelle sue mani.

«Bene, Nera.» continuò lei « Sono contenta che tu abbia capito. Carlo verrà a prenderti alle otto in punto, indossa un bell’abito, non provocante, ma neppure eccessivamente casto. Fallo divertire, ma non dargli modo di pensare che tu voglia fuggire, né da qui, né da lui.»

«Qualche altro consiglio, Madame?»

«Non sottovalutarlo.» ordinò lei, onestamente preoccupata « Non tutti gli uomini possono essere manipolati, alcuni nascondo in sé una bestia primitiva che non può essere fermata; impara a riconoscerla o ne resterai schiacciata.»

« Lo ricorderò, Madame.» risposi, ironica; non erano certo ragazzini viziati come Carlo a preoccuparmi!

Consapevole che il suo consiglio era caduto nel vuoto, Madame Melissa mi congedò sgarbatamente, ma, prima che uscissi, mi strinse affettuosamente la spalla.

« Sta attenta, Nera.» concluse.

 E tra me e me pensai: davvero gli uomini possono fare tanta paura?


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