Nera Luna, capitolo 12: La visita di Carlo del Moro.

La notte successiva al mio bacio con Maddalena, ero in camera e pronta a salire sul palco, quando bussarono alla porta. Era vietato disturbare le prostitute prima degli spettacoli e non ebbi difficoltà a immaginare chi potesse essere. Era Carlo del Moro: alto, slanciato, dai lineamenti signorili; portava i capelli pettinati all’indietro e gli occhi castani facevano trapelare cattive intenzioni, sebbene nascoste da una falsità gioviale. Le sue sopracciglia erano sottili, oblique, costrette in un’espressione malvagia, la carnagione pallida e le guance incavate lo facevano sembrare uno spettro. Perfino gli abiti incutevano timore: eleganti, dal taglio classico; camicia rosso porpora e giacca nera come la notte; Il lungo cappotto scuro somigliava ad ali a riposo.

«Buonasera, signorina Luna,» la sua voce era fredda, meccanica « Ho visto il suo spettacolo diverse volte e volevo renderle omaggio personalmente.»

Senza neppure presentarsi, mi diede un mazzo di rose ed entrò.  Per nulla spaventata, accettai il dono e ne annusai la piacevole aroma; conoscevo le sue intenzioni, ma non dovevo mostrare paura; come per il diavolo, la sua forza erano il terrore e gli inganni celati da doni e belle parole.

«Prego, si accomodi. » risposi, sicura di me «Lei conosce il mio nome, ma io non so il suo.»

«Mi chiamo Carlo,» si presentò, attratto e contrariato dal mio orgoglio «Carlo del Moro.»

«Un nome adatto a un gentiluomo come lei.» affermai, avvinandomi «Significa “uomo di condizione libera” e veniva usato come titolo di onorificenza per i maestri nelle corti.»

Carlo, stupito dalla mia cultura, non seppe rispondere e approfittai di quell’attimo di debolezza per togliergli il cappotto. Lui si limitò a farsi servire.

«Lei mi sorprende,» ammise « non mi aspettavo tanta arguzia.»

«Studere, studere, post mortem quid valere? »

«Conosce anche il latino, intrigante!» sorrise, vagamente eccitato.

« Solo qualche parola.» sminuii e il suo viso, fino a quel momento teso, si rilassò « Mio padre era un uomo di cultura e mi ha istruito perché potessi soddisfare appieno gli uomini che sanno dar valore alle cose belle

«E questo cosa significa? »

«Che non tutti gli uomini sono uguali, Signor del Moro; ne esistono alcuni che lo sono di più.»

Carlo, visibilmente compiaciuto di sentirsi adulato, si accomodò sul letto. Rapidamente, presi una bottiglia di vino dall’armadio, ne versai appena un goccio in un bicchiere e glielo porsi, servizievole. Lui lo agitò con movimenti rotatori, lo annusò e ne assaggiò giusto una punta.

« Ottimo!» esclamò.

«Solo il vino migliore per gli uomini migliori.» asserii.

Finii di riempirgli il bicchiere e mi avvicinai ulteriormente.

« Posso assaggiare?» chiesi e lo baciai sulle labbra, succhiandole leggermente.

Carlo, a quel contatto, perse gran parte della sua boria, quasi dimenticando il motivo per cui si trovava in quella stanza.

« Se l’ho turbata, le chiedo perdono,» mi scusai, provocante « ma non ho saputo resistere alla sua bellezza.»

Avevo trovato la chiave per domarlo: l’adulazione.

«Devo ammetterlo,» esclamò, inconsapevole di quanto lo stessi manipolando « L’avevano descritta in tutt’altro modo.»

« In quale modo , Signore?»

«Ti prego, chiamami Carlo.»

«Un nome tanto bello che ho paura di sciuparlo, soprattutto quando a possederlo è qualcuno del suo rango.»

«Ti ringrazio.» rispose «Sai come mettere un uomo a proprio agio. Comunque, mi era stato detto che eri una ragazza volgare e ignorante, ma non sembra affatto così; di persone stupide ne conosco fin troppe e so riconoscerle

Mi sedetti dietro di lui e gli massaggiai la schiena.

«Dev’essere difficile gestire simili conoscenze,» gli sussurrai a un orecchio « la tua schiena è così rigida…»

Gli passai le dita sul collo, scesi fino ai lombi e tornai alle spalle; a Carlo scappò un sospiro di puro piacere.

« Tutti coloro che hanno bisogno di qualcosa vengono a chiederlo a me.» rivelò, ormai nelle mie mani «Non hai idea di quanto possa essere difficile essere ricchi!»

Era un uomo irritante, pieno di sé, egoista; adorava ascoltarsi, ma io ero brava a fingere interesse.

« Solo chi è davvero potente può dare e togliere a piacimento, e tu lo sei.» lo adulai.

Carlo sorrise e, impaziente di farmi sua, bevve il vino in un sorso. Invece di accontentarlo, gli riempii nuovamente il bicchiere e, nel farlo, gli feci sentire il calore del mio seno prosperoso sulla schiena.

«Toglimi una curiosità, Nera, come mai una ragazza come te si trova in un posto del genere?»

«Davvero vorresti saperlo?»

«Perché non dovrei? Non vuoi rispondere alla domanda?»

Gattonai sul letto come una pantera attorno alla preda e, una volta di fronte a lui, mi sedetti a cosce aperte sulle sue ginocchia.

« Solo una donna soddisfatta racconta i suoi segreti,» lo sfidai, seducente «e abbiamo ancora tutta la notte di fronte.»

Carlo non si fece ripetere l’invito, mi afferrò le natiche e mi sollevò, sbattendomi sul letto, ma io non ero certo come le altre e, ben presto, mi portai sopra di lui, pronta a cavalcarlo. Scopammo selvaggiamente tutta la notte e, prima che potesse rendersene conto, era già mio succube; avevo conquistato il diavolo.

 

Quando, la mattina dopo, scesi incolume, Charlotte restò di sasso: nessuno era mai riuscito a sfuggire al suo amante e vedere nei miei occhi il trionfo la fece infuriare. Entrambe ci sedemmo ai lati di Madame Melissa e quest’ultima, troppo furba per non cogliere l’occasione, si affrettò a dar fuoco alla miccia.

«Com’è andata la serata, ragazze?» chiese, ridacchiando.

Era la prima volta che se ne interessava e Charlotte, inconsapevole di quel che sarebbe accaduto, fece per rispondere ma io l’anticipai.

«Molte bene!» affermai «Sono stata in compagnia di un uomo fuori dal comune; avrebbe dovuto vederlo, Madame: bello, affascinate, elegante! Mi ha portato anche un mazzo di rose e, a detta sua, gli ho offerto il miglior sesso della sua vita!»

Fissai Charlotte con sfida, in attesa di una sua reazione. Le altre compagne, consapevoli di chi stessimo parlando, si voltarono verso di noi; era solo questione di tempo prima che la situazione degenerasse.

«Davvero?» rincarò Madame Melissa «Era da tempo che non si vedeva un po’ di cavalleria in questo bordello; forse dipendeva dalla qualità delle nostre prostitute! Come si chiamava questo bel giovane?»

«Carlo,» risposi, teatrale « Carlo Del Moro; ha detto che tornerà anche stasera! Vuole gli dia una mano per alcuni affari col padre e, in cambio, fornirà al bordello denaro e protezione; un vero gentiluomo!»

Charlotte, paonazza dalla rabbia, non riusciva ad aprir bocca, se non per sbuffare infastidita; fissava il piatto, tentata di afferrare la forchetta e piantarmela nel collo.

«Bene! » esclamò Madame Melissa «Molto bene! Ti sei dimostrata un valido acquisto e penso sia arrivato il momento di cambiare un po’ il programma di questo locale. Sono anni che proponiamo i soliti spettacoli e quello di Charlotte lo conoscono tutti, senza considerare che ormai ha una certa età! »

Charlotte strinse il coltello tra le mani, senza sollevarlo; Madame Melissa lo notò e incalzò.

«Chi consiglieresti come tua sostituta, Charlotte? »

Lei non rispose, furibonda per tutta quella mancanza di rispetto.

« Tu che ne dici, Nera?» mi chiese Madame Melissa.

«Penso sia giusto dare un’altra opportunità a Franca,» dissi, fissando la mia rivale « ma renderei il suo spettacolo un po’ più piccante

«In che senso?» chiese la padrona, incuriosita della mia crudeltà.

«Potrebbe collaborare con un’altra ragazza, magari con Maddalena.»

«Maddalena? » si stupì Madame Melissa « È praticamente frigida! »

« È giovane, bella e soprattutto obbediente. Sono convinta che, sotto la giusta guida, saprà stupirla!»

Madame Melissa rifletté: era un grosso azzardo dare una possibilità a una ragazza come Maddalena, ma la soddisfazione di vedere umiliata Charlotte prevalse.

«E sia,» concesse «Nera occupati di preparare Maddalena per lo spettacolo di domani sera. Charlotte, per te invece sarà l’ultima volta che salirai sul palco e, dopo questa notte, lavorerai in sala

Quella notizia fu per Charlotte l’ultima goccia: urlò di rabbia e digrignò i denti, gettandomisi addosso. Andrea, già pronto a intervenire, la placcò prima che potesse raggiungere il mio sorriso beffardo.

Madame Melissa si finse sorpresa.

«Come ti permetti di avere simili atteggiamenti dentro la mia casa!» esclamò  «Volevo darti un’ultima occasione per mostrarmi che non sei da buttare, ma l’hai gettata alle ortiche! Lavorerai da stasera in sala e Andrea ti darà una punizione che non dimenticherai!»

Andrea afferrò per un braccio Charlotte e, con la forza, iniziò a trascinarla verso uno sgabuzzino laterale. Lei, in preda a una furia cieca, urlava, piangeva e opponeva resistenza, ma, più lo faceva, maggiori erano i sogghigni delle sue compagne.

Mentre il secco rumore di schiaffi e il graffiante scorrere di lacrime faceva tremare il salone, tutte ricominciarono a mangiare, alcune con molto più gusto.


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