Nera Luna, capitolo 11: Fare la fine di Eugenie.

Dopo quel primo spettacolo, ne seguirono molti altri. Ogni notte, nuovi uomini combattevano per me: ero rara, un oggetto da mettere all’asta e vendere al miglior offerente. La mia immagine prese piede nei sogni perversi degli amanti e la mia preziosità mi permise di avere compagni danarosi ed educati: non subivo violenze, né strane richieste; ero sì una prostituta, ma, al contrario delle altre, avevo un valore.

Il mio spettacolo fu spostato al secondo posto, prima di quello di Charlotte; il compito di riscaldare i clienti toccò a Elisa, mentre Franca venne messa a servire ai tavoli.

L’atmosfera al bordello era molto tesa, c’erano cambiamenti in atto di cui ero protagonista e Charlotte iniziò a vedermi come una minaccia. Fortunatamente per me, Andrea si assicurava che i disordini non sfociassero in violenza; nessuno avrebbe voluto frequentare una casa chiusa dove le puttane si ammazzavano a vicenda.

L’unica che sembrava a suo agio in quella situazione, era Madame Melissa: da anni cercava un rimpiazzo per la sua prima prostituta, magari qualcuno che le portasse più rispetto, e iniziò a punire Charlotte severamente, spogliandola di arroganza e privilegi. L’unica cosa che garantiva a quella puttana un posto al bordello era il suo cliente fisso: Carlo Del Moro, figlio di un giudice filo fascista, la sua famiglia controllava mezza Milano e si diceva conoscesse Mussolini in persona.

Una delle tante notti tese e insonni, sentii bussare alla porta: troppo tardi perché potesse essere un amante, troppo presto per la sveglia di Andrea.

«Chi è ? »

«Sono Maddalena.»

Sorpresa, mi alzai rapidamente e andai ad aprire: eravamo diventate buone amiche, io e Maddalena, ma raramente qualcuna sgattaiolava a tarda notte e, comunque, non certo lei! Sapeva ben poco di me, solo che mio padre era morto e che ero in fuga. Lei, al contrario, mi raccontò ogni cosa: i genitori alcolisti, la fuga, il freddo delle notti passate alla stazione, l’arrivo al bordello e il fallimento al primo spettacolo. Come ebbi modo di scoprire, era una ragazza forte, ma insicura e molto sola.

Maddalena entrò furtiva nella stanza; aveva un occhio livido e le sanguinava il labbro.

«Cos’è successo? »chiesi, preoccupata « Fammi vedere!»

«Sto bene.» rispose, sorridendo a fatica « solo un cliente…»

La vita, per le ragazze di sala, era molto più dura: costavano poco e chiunque poteva permettersele. Andrea, quando poteva, interveniva, ma non era ovunque e una buona mancia bastava a corromperlo.

« Siediti.» le consigliai « Il mio ultimo cliente ha portato un secchiello di ghiaccio.»

«Non importa. Basterà un po’ di trucco.» declinò.

«Ridurrà il gonfiore» insistei. « e, se non lo fai, starai soltanto peggio.»

Sapeva che avevo ragione e, titubante, accettò. Maddalena si sedette sul letto, mentre io andai al secchiello: il ghiaccio era quasi sciolto, ma l’acqua era gelida e vi inzuppai un panno; dopo averlo strizzato un poco, tornai da Maddalena e glielo poggiai sull’occhio. Trascorsero diversi minuti di silenzio, poi, trovato finalmente il coraggio, la mia compagna parlò:

«Sono venuta a dirti una cosa, Nera.»

«Che cosa?»

« Ricordi che stavo per raccontarti di Eugenie ?»

«Sì,» sospirai « e ricordo anche come Andrea ti abbia cortesemente invitato a non parlarne.»

«Penso sia il caso tu sappia.» annunciò.

Senza dire una parola, poggiai il panno sul comodino e mi sedetti a fianco a lei.

« Eugenie era una ragazza nuova, come te» iniziò Charlotte «bella, giovane, solare e, soprattutto, bravissima a ballare.» nel ricordare, sorrise « al suo primo spettacolo ebbe quasi più successo di te e, come te, tentò di spodestare Charlotte dal trono. »

« Io non voglio spodestarla dal trono!» ribattei.

« Non mentire, Nera.» mi freddò « Sappiamo entrambe che non vuoi essere seconda a nessuno.»

Colpita nel vivo, la lasciai continuare, ma era spaventata o, forse, dubitava di me.

« Puoi fidarti, Maddalena.» la rassicurai « siamo amiche.»

« Qualcuno le spezzò entrambe le gambe.» ammise, tutto d’un fiato, quasi a togliersi un macigno dal cuore.

Scioccata più dalla fonte che dal segreto, le chiesi i dettagli.

« Sai chi è stato?»

« L’amante di Charlotte» rivelò « Carlo ha pagato per una notte con Eugenie e, la mattina dopo, l’hanno trovata con un piede completamente fracassato.»

« E Madame Melissa ha lasciato correre?» domandai, sorpresa.

« Carlo è troppo potente e, fino a che gode della sua protezione, anche Charlotte è intoccabile; sapevamo tutte che c’era il suo zampino, ma nessuno poté, o volle, dimostrarlo.»

« Eugenie?»

« Madame Melissa la fece curare da un medico di fiducia, ma la gamba non tornò mai come prima. » Maddalena era di nuovo titubante « Fu messa ai tavoli,  non era abituata a trattare con gente violenta come quella e…»

«Continua.» insistei.

«Si è suicidata.» rivelò, trattenendo a stento il pianto. « l’hanno trovata sotto la doccia con i polsi tagliati.»

Non ero affatto estranea alla morte violenta e la mia espressione non lo nascose; quello sguardo mi rendeva più forte, minacciosa.

«Ti ringrazio dell’avvertimento, Maddalena.» le dissi, sinceramente colpita da quelle attenzioni «So quanto stai rischiando: se Madame Melissa o Charlotte venissero a sapere cos’hai rivelato, te la farebbero pagare cara.»

«Io ci tengo a te, Nera.»  sospirò lei, appoggiandosi alla mia spalla « Voglio solo il tuo bene.»

Maddalena si voltò lentamente verso di me e i nostri sguardi si incrociarono: nei suoi occhi vidi l’ombra dell’amore e provai repulsione; il ricordo di Agata, e del dolore che le avevo inflitto, mi impose di non avvicinarmi; mi sentivo maledetta e, forse, lo ero per davvero.

«Sono contenta che tu tenga a me.» presi le distanze « Anche io tengo  molto te» continuai, fredda e distaccata «  ma ho passato troppe brutte cose per riuscire a esprimere qualcosa di vero. Mi sento a mio agio solo sul palco.»

Maddalena recepì il messaggio e si rabbuiò.

« Non è un rifiuto.» la tranquillizzai «Quando riuscirò a dormire e a non avere incubi, potrò pensare al futuro e, magari, darti una possibilità.»

«Va bene…» rispose lei, riprendendosi un poco « ma sta’ attenta.».

« Lo farò; prometto.» giurai.

Inaspettatamente, Maddalena si protese in avanti e mi baciò; le nostre labbra si toccarono appena, ma il gesto mi lasciò senza parole. Lei non disse niente, sorrise, si alzò e andò alla porta.

« Buonanotte, Nera »

Mi augurò e, non appena uscì, una marea di ricordi mi travolse. Guardai fuori dalla finestra, oltre i palazzi e una speranza mi pervase il cuore: forse, un giorno, sarei riuscita ad abbandonare quel bordello, magari a tornare su di un palco e non come una troia, ma da attrice.  Rinvigorita da quel nuovo sogno, mi gettai di schiena sul letto e, per qualche ora, ebbi riposo.


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