Capitolo 10: La sensualità della locandiera.

Il giorno trascorse rapidamente, tra improvvisazioni, trucchi e cose da provare. Ester aveva portato, come promesso, gli abiti da cameriera più provocanti che aveva trovato, un secchio e una scopa. Era la prima volta che recitavo senza un copione e il terrore del fallimento mi agitava. Cercavo di concentrarmi e pensare a battute provocanti, ma non riuscivo a togliermi dalla testa quel nome: Eugenie. Inoltre, era da molto che non salivo su di un palco: mi avrebbe accolto come in passato? O sarei stata ritenuta indegna di calpestarlo?
Mi gettai sul letto e presi a pugni il cuscino per sfogarmi. Volevo inscenare la provocante locandiera di Goldoni, accentuando il suo aspetto passionale e indomabile; ricordavo anche qualche battuta e ripeterle mi dava un brivido nostalgico; eppure mi sentivo bloccata. Avevo bisogno di parlare con qualcuno e mi recai dall’unica persona, in quella casa, che era stata gentile con me: Maddalena.
Bussai alla sua porta.
«Chi è? » chiese lei, vagamente spaventata.
«Sono io! Nera! » risposi, a bassa voce «Aprimi, per favore.»
Maddalena aprì quel che bastava per permettermi di sgattaiolare all’interno. Una volta entrata, chiusi rapidamente e mi guardai attorno: la stanza era più piccola della mia; letto a una piazza, coperte lise e una finestrina sbarrata che dava all’esterno; c’era odore di muffa e fumo, malcelato da un profumo di rose.
«Cosa è successo?» chiese lei, preoccupata « Se ci vedessero assieme, sarebbero guai, lo sai!»
«Non mi ha visto nessuno, non preoccuparti.» la rassicurai.
«Perché sei qui?» tagliò corto.
«Ho bisogno del tuo aiuto.» seguii il suo esempio « Non so di chi fidarmi e a chi altri chiedere. »
«Non girarci attorno.» insistette « Di cosa hai bisogno?»
« So cosa portare in scena, ma non il come; spiegami in cosa consiste lo spettacolo, ti prego.» supplicai.
Maddalena abbassò il capo, restando in silenzio.
« Non so a chi altri chiedere.» ammisi.
«D’accordo,» annuì lei, sospirando profondamente « ma non potrò aiutarti granché. Tutte le ragazze hanno avuto un’occasione la prima notte, ma pochissime riescono a farsi notare.»
«Perché?»
«Non è come a teatro: i clienti sono rozzi e poco avvezzi allo buone maniere.» rispose, disgustata « vengono per tette, culi e sbattersi una puttana a fine serata, ma hanno bisogno di essere stimolati, prima.»
« Ci sono più spettacoli? E chi si esibisce?»
«Non lo indovini? Ovviamente Charlotte e il suo duo di oche!» affermò « Di solito ci sono tre spettacoli da venti minuti ma, quando arriva una ragazza nuova, vengono tolti cinque minuti da ogni spettacolo per darle spazio.»
«Cosa metteranno in scena?»
« Franca è la prima: è un’ottima ballerina e i suoi spogliarelli sono molto eccitanti. La seconda a salire sul palco è Elisa: ha un fisico perfetto e, per quanto sia meno sinuosa, il serpente che porta al collo la rende “esotica”. L’ultimo spettacolo è da sempre riservato a Charlotte: la sua bellezza è seconda solo alla sua voce; vestita di soli nove veli, si denuda, danzando e cantando; la sua sensualità è estrema e qualsiasi uomo ne rimane folgorato.»
«E non cambiano mai? »
«Mai, ma i clienti ne sono soddisfatti e tanto basta a Madame Melissa. »
Non feci altre domande, sapevo cosa fare: erotica, ma non volgare; misteriosa, ma non pudica.
«Grazie.» le dissi, sinceramente grata.
« Per così poco » Sminuì Maddalena « Pensavo tu mi chiedessi altro, ma è meglio così. Devi andare ora, questa è la tua serata. In bocca al lupo! »
«Crepi!» e l’abbracciai.
Me ne andai frettolosamente e, una volta giunta in camera, mi resi conto di non aver fatto la domanda più importante: cos’era successo a Eugenie?
Quando mancavano ormai pochi minuti al debutto, io ero ancora chiusa in camera.
Ester mi aveva imposto di restare nascosta e dare il tempo, alle ragazze di sala, di intrattenere gli ospiti.
Bussarono alla porta ed ebbi un sobbalzo.
« Avanti.» risposi.
Maddalena aprì, ma non entrò.
«Madame Melissa mi ha mandato a chiamarti.»
Non risposi, feci un respiro profondo e chiusi gli occhi.
«Andrai benissimo,» mi incoraggiò « ne sono certa.»
Lei sorrise, ma io ero altrove, oltre: il pubblico che mi attendeva era un branco di pervertiti, rozzi e volgari; fino a che punto avrei dovuto spingermi per compiacerli? Maddalena mi accompagnò per quasi tutto il corridoio,  poi, da sola, scesi le scale e mi infilai dietro le quinte; solo un telaccio nero e sporco mi separava dal debutto.
Madame Melissa, al centro del palco,  mi presentò:
« Signori, per il vostro piacere abbiamo una nuova perla da mostrarvi: un frutto passionale che saprà stimolare le vostre fantasie e vi ammalierà con le sue parole calde e seducenti. Applaudite la rosa della nostra casa di piacere: Nera.»
Il pubblico non ascoltò neppure: qualcuno gridò di muoversi, mentre altri chiamavano a gran voce il nome di Charlotte. Madame Melissa fece un frettoloso inchino e mi raggiunse dietro le quinte.
« Non farmi pentire di averti accolta, Nera.» mi avvisò, prima di raggiungere la sala.
Una volta sola, feci un respiro e mi lasciai andare: il corpo vibrò e il palco mi salutò coi suoi scricchiolii; ero la sovrana di quel microcosmo e lui mi omaggiò col suo affetto.
Tutte le luci si spensero, tranne quelle puntate su di me: la polvere di marmo, spalmata sulla pelle, brillava sul mio seno perfetto, messo in risalto dall’abbondante scollatura; le cosce strette nelle calze mostravano tutta la loro perfezione e, quando la mia bocca carnosa si aprì, da incerto, il mio sguardo si fece ferino, pericolosamente sensuale.
« Tutto il mio piacere consiste in vedermi servita, vagheggiata, adorata. Questa è la mia debolezza, e la debolezza di quasi tutte le donne.»
Iniziai a denudarmi: lentamente.
«Il caldo piacere è ciò che cerco. L’affanno della spinta è ciò che desidero. Le mie nudità avvinghiate a quelle di ogni uomo in grado di farmi godere.»
A ogni battuta, mi accarezzavo, come se, a farlo, fossero le mani di un esperto amante.
«Abbandonarmi nella corrente di un abbraccio di cosce. Annaspare tra le coperte e il bianco della spuma del mare. Essere nei desideri di tutti e sapere di avere piacere solo da alcuni. »
Il pubblico, inizialmente titubante, mi fissò con gli occhi del fedele di fronte alla dea: una predatrice pronta a sbranarli, ma al contempo ad offrir loro il piacere eterno. Recitai e descrissi con fervente passione l’amplesso; le mie mani mi spogliavano e la magia del corpo, la voce, i miei gemiti esplosero tra il pubblico. L’assoluta perfezione di un momento penetrò nella mente degli spettatori, eccitandoli oltre ogni fantasia; il crescendo dell’orgasmo accompagnò ogni battuta, fino al finale di eros e nudità.
Quando l’ultimo sospiro accompagnò le dita tra le cosce, fissai i presenti con sfida.
«E lor signori ancora profittino di quanto hanno veduto, in vantaggio e sicurezza del loro cuore; e quando mai si trovassero in occasione di dubitare, di dover ceder, di dover cadere, pensino alle malizie imparate, e si ricordino della Locandiera.»
Scomparii dietro le quinte, quasi fossi uno spettro; nessuno mi notò, troppo sbigottiti dallo spettacolo. Ciò che provavano andava oltre l’eccitazione: qualcosa di magico che nessuno di loro aveva mai sentito prima. Gli applausi esplosero nella sala, facendo vibrare soffitto e pareti; gridavano il mio nome, lanciando soldi sul palco, ma non era il denaro ad attrarmi, solo la gloria.
Madame Melissa era dietro le quinte, ad attendermi; sapevo che il suo parere era l’unico che contava. Inaspettatamente, mi coprì con una vestaglia e mi baciò dolcemente la fronte.
«Sei stata fantastica.» ammise, vedendo in me una fortuna inaspettata.
«Grazie.» risposi.
«D’ora in poi, mia cara,» enunciò la padrona, tornando alla sua solita freddezza « la tua strada sarà in salita, ma per stasera goditi il successo. Torna in camera e preparati per i clienti: dopo uno spettacolo del genere, pagheranno qualsiasi somma pur di averti!»
Annuii, consapevole di non potermi rifiutare; alla fine, anche io ero una puttana, esattamente come Maddalena e Charlotte.

capitolo successivo ›

‹ capitolo precedente

Indice.

Rispondi