Nera Luna, capitolo nove: Quella puttana di Charlotte.

La prima notte al bordello non chiusi occhio: non riuscivo a togliermi di dosso la sensazione che qualcosa di brutto stesse per accadere. Alla mattina, quando il sonno stava finalmente per avere la meglio, qualcuno bussò insistentemente alla porta.
« La colazione è pronta!»
Sebbene quella voce fosse autoritaria, non era certo di Madame Melissa, ma metteva fretta e non volevo disobbedire. Feci una doccia veloce e indossai i primi abiti che trovai: un corpetto rosso e una gonna scura dal taglio provocante, che faceva intravedere le cosce fino all’inguine; non misi scarpe col tacco alto, né altri accessori: non volevo essere troppo appariscente, ma neppure sfigurare.
Quando mi affacciai al corridoio, lo trovai pieno di ragazze seminude e starnazzanti, che non facevano altro che sparlare dei loro clienti. Nel momento esatto in cui mi videro, restarono folgorate dalla mia bellezza ultraterrena; erano invidiose, glielo si leggeva negli occhi, ma non avevo intenzione di dar loro il minimo peso.
Il salone al piano inferiore era irriconoscibile e le luci lo illuminavano a giorno, mostrandone la sciattezza: le poltrone erano luride di cenere e macchiate di chissà quale liquido; ammucchiata agli angoli c’era ogni genere di sporcizia e l’odore di fumo impediva all’olfatto di godere delle brioche, appena sfornate, sul tavolone improvvisato al centro.
Madame Melissa attendeva le ragazze in piedi, accanto a un’altra donna, probabilmente la governante: anziana, e con indosso una divisa pratica e semplice; l’espressione, il foruncolo scuro sul naso aquilino e la scopa a fianco, le donavano un aspetto stregonesco, maligno.
In fila ordinata, le mie nuove compagne passarono di fronte alla padrona, facendo un cortese inchino e, senza dire una parola, ognuna si sedette al proprio posto. Salutai con la medesima grazia e osai un saluto, ma lei mi folgorò con lo sguardo, ancor prima di poter dire una parola.
« La colazione è per chi lavora »  rimproverò « Ti sarà dato un pasto stasera, prima del debutto: l’acqua della cannella sarà sufficiente per te e non ti siederai come le altre; starai in piedi, al mio fianco e in silenzio. » e concluse: « Se non ti stanno bene, sarà Andre a rispiegarti le regole.»
Non avendo altra soluzione se non piegarmi, obbedii, o Andrea mi avrebbe obbligato con la forza.
Eravamo tutti al nostro posto quando, in palese ritardo, dal piano superiore scese la donna più bella che avessi mai visto: lunghi capelli biondi le incorniciavano il viso, cadendo lisci sul seno florido e sodo; le curve dei fianchi toglievano il fiato e anticipavano le cosce lunghe e sensuali; le labbra, scarlatte e carnose, erano ferme in un sorriso sprezzante e gli occhi glaciali fissavano il mondo con disprezzo, troppo superiori per poter osservare tante brutture; al contrario di noi, era struccata e vestita con abiti comodi e larghi.
« Ti sembra l’ora d’arrivare, Charlotte? » brontolò Madame Melissa.
La puttana non si sforzò neppure di rispondere, prese una brioche dal piatto di una compagna e la gettò a terra; solo due risero, mentre le altre abbassarono il capo. Si sedette alla destra della padrona e mi squadrò dall’alto in basso, profondamente disgustata.
.
« Chi è la nuova? »
Madame Melissa la guardò in cagnesco, ma non pretese rispetto.
« Si chiama Nera, » mi presentò « d’ora in poi lavorerà qui.»
Charlotte rise e altrettanto fecero le due lacchè.
«Cerchi di scalzarmi con qualche randagia raccattata chissà dove?» chiese, carica di disprezzo.
Non potei fare a meno di fissarla con odio e, quando se ne accorse, ricambiò il gesto, lanciandomi addosso la tazza di caffè. Non mi scansai e lasciai che macchiasse il vestito; impassibile, continuai a sfidarla.
«Che c’è piccolina? Ti innervosisco? » feroce, iniziò a provocarmi « Lo sai chi sono io, puttana da quattro soldi? Sono quella che paga la brioche con cui vi abbuffate ogni mattina! Se non ci fossi io, la qui presente Madame non potrebbe permettersi neppure il tacco, delle sue belle scarpe costose; riga dritto, perché quella che comanda, qui, è la sottoscritta!»
Lo schiaffo di Madame Melissa tuonò in tutta la sala, colpendo Charlotte in pieno volto; quest’ultima si massaggiò la guancia, pronta a rispondere all’offesa, ma Andrea le si stagliò alle spalle, pronto a intervenire.
« Ricordati per chi lavori » sentenziò la padrona « Sei una puttana e questo rimani; non prenderti troppe libertà o sarò costretta a ricordartelo.»
La ragazza la fissò spavalda, leccandosi il sangue dal labbro spaccato.
« Come vuoi, Madame.» rispose, teatrale. « ma ricordati che un qualsiasi graffio o livido sulla mia pelle, ti farà perdere più clienti in un giorno di quanti ne potresti avere in un mese.»
Charlotte si voltò e tornò al piano superiore, lasciandosi alle spalle un silenzio teso. Finimmo la colazione senza dire una parola, poi Madame Melissa diede l’ordine a tutte le prostitute di tornare nello loro stanze a prepararsi.
« Tu no. » mi intimò e restai dietro di lei, assieme ad Andrea e la governante.
«Dimmi, Nera,» iniziò, prendendo una sigaretta da un cofanetto in madreperla « che cosa sapresti fare sul palco?»
« Ero un’attrice.» affermai fiera « e anche molto brava!»
Madame Melissa si accese la sigarette, inalò una profonda boccata e sbuffo delusa.
« Fai quello che vuoi, basta solo che attizzi i clienti e, al resto, penseranno le altre.» affermò, lapidaria « Avrai i primi quindi minuti; se mi deluderai, andrai a servire ai tavoli. Ester ti aiuterà coi costumi e gli oggetti di scena.»
La governante fece un passo avanti.
« Non sottovalutarla» mi ammonì la padrona « sono anni che lavora per me e non mi ha mai deluso; se qualcosa dovesse andare storto, non sarà certo colpa sua.»
Madame Melissa si alzò e si diresse verso l’uscita ma, prima di scomparire dietro le tende, si voltò un’ultima volta.
« Inoltre, se fallirai, il tuo primo cliente sarà Andrea.»
Concluse e se ne andò; io raggelai.
« Non badare a lei » intervenne Ester « se le porterai rispetto e, soprattutto, denaro si addolcirà. Fai piuttosto attenzione a Charlotte: è bella, piena di talento e tremendamente crudele; cerca di non sfidarla di nuovo o farà di tutto per farti cacciare, o peggio.»
Bramosa di consigli, annuii.
« Hai in mente qualcosa per stasera?» mi chiese, a bruciapelo.
Tentai di rispondere, ma per alcuni istanti ebbi un vuoto totale e balbettai. Improvviso, un ricordo mi attraversò la testa e tornai col cuore al passato: non saprei dire il perché, forse volevo semplicemente una seconda occasione.
« Vorrei mettere in scena una libera interpretazione della Locandiera di Goldoni.»
« Eh?» esclamò Ester, poi si ricompose « Senti, basta tu mi dica  cosa ti serve; io non mi prendo responsabilità.»
« Hai carta e penna?» chiesi.
Lei si frugò nella tasche e mi porse un taccuino con annessa penna. Dopo averle scritto tutto l’occorrente, Ester studiò curiosa la lista.
« Mi sembra un po’ poco.» affermò delusa.
Sorrisi; non poteva sapere quanto fossi brava ad ammaliare, soprattutto gli uomini.
« Fidati di me.» la rassicurai.
Ester sollevò le spalle.
« Come vuoi, ma ripeto, i cocci sono tuoi. Entro stasera ti porterò quel che hai chiesto.»
Feci per andarmene, ma Andrea mi si parò improvvisamente di fronte. Spaventata, cercai di allontanarmi, ma lui mi afferrò una mano e mi ci mise dentro qualcosa: morbido, tiepido; era una brioche. Ritemprata da quel gesto d’affetto inaspettato, divorai il dono e ripensai a Charlotte: la mia parte oscura tornò a bisbigliarmi seducente, la stessa malvagità che aveva torturato e ucciso Mario; la ricacciai temporaneamente nel profondo, consapevole che non sarei riuscita a domarla a lungo.
Salii le scale, intimorita dai miei pensieri e trovai ad aspettarmi, di fronte alla porta, due ragazze; le riconobbi immediatamente, erano le seguaci di Charlotte: la prima era alta, slanciata e con folti boccoli bruni; la seconda era rossa, bassa, ma molto formosa e aveva un viso angelico irresistibile; erano entrambe molto belle, ma non era affatto paragonabili alla loro signora, o a me.
« Ecco la nuova arrivata! » esclamò la rossa « Ti sei fatta subito notare, con quei due straccetti addosso; se sei venuta qui per fare la prima donna, sei capitata nel posto sbagliato. »
« Pensi di poterti permettere quello sguardo arrogante? » intervenne la bruna «Credi di essere migliore di noi, non è vero? Magari ti serve una lezione privata, giusto per capire chi comanda veramente qui; tu che ne pensi, Elisa?»
« Non so, Franca. Magari, col tuo aiuto, potrei insegnarle cos’è il rispetto.»
 Franca mi scivolò alle spalle e mi tappò la bocca; cercai di liberarmi, ma con l’altra mano mi strinse il polso e iniziò a ruotare. Mentre ero bloccata, Elisa si accese una sigaretta, prese due boccate e mi sbuffò il fumo in faccia.
«Chissà se saresti altrettanto bella, con un buco su entrambe le guance!» minacciò.
Mi pose il tizzone ardente a una decina di centimetri e, lentamente, lo avvicinò.
« Muoviti, Elisa! » spronò la complice « La ragazza si dimena come una forsennata!»
«Fammi divertire un po’, Franca!» rispose, sadica, la rossa.
Il tizzone era a pochi centimetri dalla guancia, quando mi sentii strattonare all’indietro: Andrea, dopo averla afferrata saldamente per i capelli, lanciò Franca a terra, liberandomi; Elisa, spaventata, gettò il mozzicone a terra e lo calpestò brutalmente.
« Andrea! » salutò, facendo finta di niente « stavamo solo insegnando un po’ di educazione alla nuova arrivata; non le avremmo fatto niente. » mentì, si avvicinò e mi accarezzò il viso « sappiamo che è merce di ottima qualità. »
Andrea sbuffò e fece segno alle due di andarsene; strafottenti, Franca ed Elisa obbedirono.
Cessato il pericolo, da dietro l’enorme schiena del buttafuori, fece capolino una ragazza snella, dalla bellezza semplice e il viso gioioso: portava, stampato in volto, un sorriso largo, contagioso, impossibile da ignorare. Eppure, tanta allegria era in netto contrasto con la tristezza del suo sguardo: la malinconia profonda di uno spirito prigioniero; era la compagna a cui avevano gettato a terra la brioche.
«Ti ho visto in difficoltà e sono corsa a chiamare Andrea.» ammise, timida.
« Grazie.» risposi, sorpresa di trovare tanta gentilezza in un posto del genere « Come ti chiami?»
«Sono Maddalena.» si presentò « Lavoro qui da poco e mi occupo del servizio ai tavoli.»
« Nera Luna, piacere. » le strinsi la mano, ma lei non sembrò gradire.
«Come mai quelle due streghe ce l’avevano con me? » domandai, irritata.
« Non sopportano la tua bellezza » rispose e a aggiunse  « inoltre, tutte hanno notato come hai guardato Charlotte; l’hai sfidata.»
«E con questo?»
« Lei odia chiunque la sfidi; ti prenderà di mira, vedrai!»
Per quanto felice di quell’intervento inaspettato, non potei fare a meno di chiedermi quali rischi stesse correndo Maddalena.
«Perché mi hai aiutata, allora? Non hai paura delle ripercussioni?»
« Già subisco le loro angherie» confessò lei « e, comunque, mi considerano troppo insulsa per dedicarmi altro tempo. Piuttosto sei tu che devi aver paura, o farai la fine di Eugenie!»
«Eugenie? »
Chiesi, ma Andrea già fissava torvo Maddalena, minacciandola con lo sguardo.
« Cos’è successo a Eugenie?» provai a insistere.
Il buttafuori ringhiò ferocemente e, terrorizzate, corremmo nelle nostre rispettive stanze. Con la porta ben chiusa alle mie spalle, mi raggomitolai sul pavimento e mi strinsi il petto; per quanto stesse andando male, sentivo, in cuor mio, che il peggio doveva ancora venire.

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