[ Storia gratuita fantasy ] Grimock il toro nero, cap.9: L’orda d’ossa.

Grimock il toro nero, parte decima: Spiriti in catene

Cari lettori,
ultimamente ho avuto poco tempo da dedicare al blog, ma spero di potermi rifare nei prossimi giorni! Nel frattempo, ecco un nuovo capitolo corretto della storia gratuita fantasy ‘Grimock il toro nero’: L’orda d’ossa.

P.S.: Non sono stati solo impegni lavorativi a tenermi lontano, ma anche belle notizie!

Saluti e buona lettura,
Piombo

Nei capitoli precedenti della storia gratuita fantasy ‘Grimock il toro nero’: Persi nelle miniere d’argento, Grimock e Flint cercano una via d’uscita, nella speranza che Siderius, la terribile sovrana di quei regni, non li scopra.


Non avendo altre vie se non attraverso la dimora della morte,  Grimock e Flint si avventurano nei tunnel abbandonati della miniera: per un breve tragitto, il sistema dei simboli permette loro di orientarsi ma, fatti pochi incroci, si trovano di fronte a un bivio senza segnalazioni.

« Dobbiamo scegliere,» taglia corto il barbaro, nervoso « più aspettiamo, maggiore è il rischio che lo stregone ci scopra.»

Prima di rispondere, il ragazzo, per nulla entusiasta all’idea di perdersi in quelle gallerie, si affaccia a una delle imboccature.

« Aspetta…» bisbiglia, sicuro di aver visto qualcosa « spegni la lanterna, Grimock.»

Il barbaro, perplesso, esegue; è sufficiente un soffio e l’oscurità li sommerge.

« C’è un bagliore infondo a questo tunnel!» esclama Flint « Siamo salvi!» e, non potendo resistere oltre alla claustrofobia, avanza verso la luce, incurante delle tenebre.

« Aspetta! » ordina Grimock, ma il suo compagno è già a metà del tunnel. Sospirando, il barbaro riaccende la lanterna e lo segue, restio a credere sia tanto facile sfuggire a uno stregone.  

Avanzando, i ricchi tunnel minerari lasciano il passo a un cunicolo di pietra nera che, a ogni passo, si fa più ampio e in discesa. La luce è sì ben visibile, ma è giallognola, opalescente e del tutto innaturale. Eccitato all’idea di abbandonare il buio e smanioso d’aria fresca, Flint ignora ogni altra cosa e accelera il passo: sebbene il miasma di morte sia quasi insopportabile, finalmente riesce a vedere dove mette i piedi e non intende fermarsi.

Percorsi un’altra trentina di metri, il ragazzo si blocca, intimorito: una strana nebbia, diafana e color ambra, blocca il passo verso la luce; c’è qualcosa oltre, ma è difficile definirne le forme.

« Forse siamo in alto e magari sono nuvole; quella, probabilmente, è solo una roccia…» sussurra lui, tra sé e sé.

« Fermo!» lo raggiunge il barbaro, afferrandogli saldamente un braccio.

« Lasciami!» brontola il ragazzo, cercando di divincolarsi. « Non resisto un minuto di più!»

« So che dobbiamo andare avanti, non abbiamo scelta » concorda Grimock « ma, se hai intenzione di farlo in questo modo, ti stordisco e ti porto in spalla.»

Flint, ben consapevole di quanto quell’avvertimento sia sincero, si impone di calmarsi.

« Bene,» afferma Grimock, allentando la presa « Ora lascia andare avanti me

Il ragazzo, approfittando dell’occasione, sguscia dalla stretta e si getta nella nebbia. Una volta all’interno, cammina per diversi minuti, completamente alla cieca e dritto davanti a sé, finché non scorge qualcosa: prima solo ombre, fantasmi nella bruma e infine, oltre la foschia, una immensa grotta verticale, sulle cui pareti scende a spirale una grande scalinata; i resti di antiche statue di marmo, un maestoso colonnato in rovina e un corrimano di pietra in frantumi sono tutto ciò che resta della dinastia che ha osato scavare tanto in profondità.

Flint, una volta accertatosi di essere tutto intero, si volta indietro: il barbaro è a pochi metri da lui, oltre la nebbia distorcente.

« Grimock, vieni, è sicuro!» lo chiama, ma la guardia del corpo non sembra sentirlo.

Spaventato all’idea, il ragazzo riattraversa la nebbia, raggiungendo, stavolta in pochi istanti, il barbaro dall’altro lato.

« Possiamo attraversare, Grimock!» lo rassicura, sorpreso di aver passato la coltre incolume « Ci sono solo delle vecchie rovine dall’altro lato!»

Il barbaro, ancora insospettito dalla strana foschia giallastra, esita e solo l’insistenza di Flint lo convince a proseguire: di nuovo, la nebbia dilata tempo e spazio, disorientando i sensi e confondendo, coi suoi miraggi, la ragione. Dall’altro lato, la scalinata, crollata nella parte superiore, conduce solo verso il basso. Sospese nel vuoto, delle fiamme gialle e marcescenti illuminano loculi scavati nella pietra, ricolmi di ossa, polvere e ratti; la puzza di morte è tanto appestante da togliere il fiato.  

Il barbaro avanza, tenendo ben saldo in pugno il femore gigante, il ragazze, alle spalle, lo imita col mazzuolo. Improvvisamente, un ululato feroce tuona dalle profondità della caverna, seguito da centinaia di sibili e sussurri. Un nuovo ruggito stronca il brusio e anticipa il rimbombo di una potente carica: Ossarotte, l’enorme servo della malefica Siderius, incalza; a ogni suo passo, altri morti si ergono dalle loro nicchie, unendosi a lui nell’avanzata.

Flint sgrana gli occhi, grida dal terrore e si nasconde dentro uno dei loculi; Grimock, impavido, si getta nella mischia, colpendo Ossarotte sul cranio bovino, senza però riuscire a rallentarlo o danneggiarlo. Sorpreso, il barbaro viene schiantato contro una delle colonne ancora intatte, mandandola in frantumi e rischiando di precipitare nel vuoto. Dolorante, si rialza, ma non gli è neppure concesso riprendere fiato, che decine di scheletri lo assalgono.

Furioso, Grimock li agguanta e scaraventa, uno a uno, nel precipizio; una nuova carica di Ossarotte quasi lo prende alla sprovvista, ma la schiva per un soffio, rotolando su un fianco e rialzandosi esattamente di fronte al nascondiglio di Flint.

« Stammi dietro, ma non troppo vicino.» gli ordina il barbaro e ingurgita una grossa radice del diavolo.  

Il ragazzo fa per seguirlo, quando due mani ossute gli afferrano la gola e lo tirano sul fondo. Lui si volta, stringendo il mazzuolo e, vedendosi avvinghiato a un cadavere semi decomposto, colpisce con tutta la forza che possiede.
 All’esterno del loculo, Grimock, immobile, viene assalito da un branco di morti, che iniziano a morderlo, pugnalarlo e graffiarlo con unghie e costole; sotto l’effetto della droga, il suo corpo si gonfia e una densa bava biancastra comincia a colargli dalla bocca. Incurante dello sciame di scheletri che ha addosso e brandendo con entrambe le mani il gigantesco femore, il barbaro si scaraventa furibondo contro l’avversario più imponente.

Ossarotte, incapace di provare sorpresa o paura, blocca il primo colpo, ma, nel farlo, tutte le sue braccia si frantumano; il secondo fendente è rapido, violento e gli spazza via due gambe e infine il terzo, quello fatale, gli sbriciola tutte le ossa del torace. Grimock, sconfitto il nemico più pericoloso e vedendosi arrivare incontro il grosso dell’orda, rinfodera il femore, sradica una colonna di pietra e gliela lancia contro.

Flint, nel frattempo, ancora combatte col suo avversario, cercando di frantumargli più ossa che può. Dopo diversi tentativi, riesce a rompergli un braccio, qualche costola e la mascella, divincolandosi dalla mischia. Una volta fuori dal loculo, si volta a cercare la guardia del corpo e, vedendola a capo di una scia di devastazione e scheletri in pezzi, resta impietrito.

In preda al panico, il ragazzo approfitta del caos e, procedendo basso, avanza circospetto, cercando di non restare troppo indietro. Nel vederlo, Grimock, ancora sotto l’effetto della radice del diavolo e a corto di nemici,  fa per avventarglisi contro, quando, d’improvviso, i resti di Ossarotte e della sua orda iniziano a vibrare all’unisono: teschi, tibie, femori e migliaia di altre ossa rotolano disordinate, ammucchiandosi e saldandosi assieme; quando ogni pezzi ha trovato il suo incastro, un gigantesco abominio deforme, con decine di teste e centinaia di arti, si solleva minaccioso. Non appena risorta, la creatura solleva il suo braccio più imponente e, frustando Grimock a un fianco, lo scaraventa contro la parete.

Flint, a corto di idee , estrae il barilotto di polvere di fuoco dalla bisaccia e, rapido, ne ruota il fondo, facendo scattare uno strano meccanismo a tempo. Sicuro possa funzionare, lancia contro l’abominio il congegno che, a pochi centimetri dal bersaglio, deflagra: l’onda d’urto è potente, assordante e spazza via sia il mostro che le rovine circostanti; una grossa fetta di scalinata, già indebolita dalla carica dei non morti, non regge oltre e crolla nel vuoto, portando con se la maggior parte delle ossa ancora intatte.  Basterà per fermare Ossarotte?


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Indice

Editare questa storia gratuita fantasy si sta rivelando faticoso, ma molto gratificante! Sono davvero soddisfatto di come stia venendo la versione definitiva e mi auguro piaccia anche a voi!
Vi aspetto alla prossima pubblicazione!
Piombo

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