[ Romanzo gratis fantasy ] Grimock il toro nero, cap.6: I Cavalieri del Crepuscolo, parte 1

Grimock il toro nero, parte decima: Spiriti in catene

Cari lettori,
dopo un buon mese di pausa e una bella vacanza in Scozia, mi son rimesso a correggere il romanzo gratis fantasy “Grimock il toro nero”. È stata dura ripartire dopo le ferie ( tra l’altro fantastiche!) e prometto che scriverò un riassunto dettagliato dei luoghi magici che abbiamo visitato.
Ora vi lascio alla lettura del capitolo 6 del romanzo gratis fantasy ” Grimock il toro nero”: I Cavalieri del Crepuscolo, parte 1.  Il precedente sesto capitolo era molto più lungo ma, avendo aggiunto ulteriori cartelle, ho deciso di dividerlo in due parti.
Buona lettura,
Piombo

Nei precedenti capitoli del romanzo gratis fantasy Grimock il toro nero: L’aver usato la radice del diavolo mentre era avvelenato, ha costretto Grimock a un giorno di riposo e Flint ne ha approfittato per conoscere meglio la propria guardia del corpo, prima di rimettersi in cammino.

Nessun raggio di sole annuncia l’alba di un nuovo giorno e la pioggia incessante batte come ogni maledetta, singola mattina. Flint si alza indolenzito, zuppo e nervoso e, alla ricerca di un po’ di ristoro, si avvicina al falò. Terminato lo smarrimento dovuto alla pessima nottata trascorsa, nota che Grimock è sparito e, preoccupato, inizia a cercarlo tra la distruzione, il sangue e i cadaveri.

«Grimock!» chiama.

« Sono qui!» risponde il barbaro,  alzandosi da dietro un grosso cumulo di macerie « Non sembra esserci nient’altro di utile. » afferma, avvicinandosi al fuoco con in mano un paio di sacche di cuoio e due sporchi giacigli di pelliccia; legato alla cintura, porta il femore che Magenta usava come mazza.

« Hai intenzione di portare con te quel coso orribile?» chiede Flint, disgustato alla vista di quell’arma ancora sporca di sangue.

« E non soltanto.» aggiunge il barbaro, lanciandogli addosso la sacca più piccola, già mezza piena di acqua, cibo e vestiti logori « Non c’era niente di meglio. Finisci di riempirlo con le tue cose e legaci sopra le pellicce; tra cinque minuti partiamo.»

« Cos’è tutta questa fretta?» chiede Flint, nauseato dal tanfo di quegli stracci « Questa roba puzza!»

« Hai preso l’impegno di salvare la nipote di Oderico.» gli ricorda Grimock « Inoltre, ho sentito nitidamente l’eco di cavalli bardati al galoppo, poco prima dell’alba: credo che qualcuno sia sulle nostre tracce.»

« Come fai a esserne così sicuro?» domanda il ragazzo, cercando di nascondere la crescente paura.

« Ho la sensazione di essere braccato » gli confida la guardia del corpo « e raramente mi sbaglio.»

Flint, a quella notizia, scatta in piedi e trasferisce rapidamente tutto ciò che possiede nella sacca; l’unico oggetto a cui dedica cura è la strana scatola di legno dai bordi intarsiati. Una volta terminato, carica tutto sulle spalle e si incammina verso l’uscita dell’accampamento.

« Dobbiamo andarcene! » afferma, senza rallentare « Subito! »

Fulmineo, Grimock lo raggiunge e, afferratagli la spalla, lo costringe a voltarsi.

« Devo preoccuparmi di qualcosa, ragazzino?» gli domanda, guardandolo dritto negli occhi.

« No, no! » balbetta Flint, palesemente scosso « Solo che non ne posso più di brutte sorprese: prima arriviamo al villaggio di Oderico e più in fretta ci lasceremo l’Impero alle spalle!»

Il barbaro, dubbioso, lo fissa ancora per qualche secondo « Neppure io voglio altri problemi. » ringhia, togliendogli la mano dalla spalla « Per cui, d’ora in poi, fa’ quel che ti dico.»

Il ragazzo, poco entusiasta all’idea di obbedire, accetta riluttante e, fianco a fianco alla sua guardia del corpo, abbandona l’accampamento distrutto di Magenta Spaccaossa.
Seguendo la scia di distruzione lasciata in precedenza da Grimock, in breve tempo raggiungono l’imbocco del sentiero che porta al passo, dove i pochi resti ancora non divorati di Oderico marciscono sotto la pioggia.

« Non lo hai seppellito…» nota il barbaro, contrariato.

Flint, dimenticatosi completamente del corpo, balbetta scuse senza senso e infine, consapevole della grave mancanza, china il capo.

« Prima di lanciarti nel pericolo, assicurati di fare il tuo dovere di uomo, ragazzino.» lo rimprovera Grimock che, senza aggiungere altro, imbocca il sentiero.

Il ragazzo, turbato da quelle parole, lo segue silenzioso; non immaginava i rischi che avrebbe corso nel fuggire via dal suo paese natale e soprattutto non pensava che a pagarne le conseguenze sarebbero stati degli innocenti. Schiacciato dal peso delle proprie scelte, Flint volge lo sguardo verso i pochi resti dell’innocente Oderico e giura, di fronte gli dei, di salvare perlomeno sua nipote.

Dopo ore di silenziosa marcia, Il sentiero per il passo, inizialmente largo e ben agibile, si fa più impervio: buche, salite improvvise e ciottoli instabili riempiono il viottolo stretto; al lato sinistro la ripida parete rocciosa della montagna si fa sempre più opprimente, e, sul destro, un dirupo irto d’alberi e massi sporgenti termina in un ruscello pietroso.

Grimock, più ansioso e guardingo del solito, avanza col femore già stretto in pugno, mentre Flint, preoccupato nel vedere il barbaro così teso, lo segue a fatica.  Fortunatamente, il pezzo più brutto del sentiero è lungo poco meno di un paio di chilometri e, in seguito a una stretta curva a gomito, termina in un allargamento, da cui si dipana un bivio: la via di sinistra, più larga, porta a una piacevole salita nel bosco, mentre la  destra a una stretta, ripida e pericolosa mulattiera aggrappata al bordo della montagna.

« Da questa parte!» indica a sinistra Flint, eccitato all’idea di poter camminare con più tranquillità.

Ma Grimock, d’improvviso, lo afferra e gli copre quasi tutto il volto con la sua enorme mano. Rapidamente, il barbaro imbocca la mulattiera e, tenendo il compagno quasi sospeso nel vuoto del precipizio, si nasconde dietro una grossa pietra sporgente.

Dal sentiero boscoso di sinistra, il tintinnare di armature pesanti preannuncia l’arrivo di due guardie armate: indossano corazze di cuoio scarlatto, acciaio e spunzoni scuri; le loro spade sono rifoderate al fianco e al braccio sinistro stringono saldamente uno scudo scuro e bordato di spine di ferro. Camminano fianco a fianco, senza dirsi una parola, ben attenti a qualsiasi cosa li circondi; una volta giunti all’allargamento, si affacciano alla mulattiera e, non vedendo alcunché, proseguono verso i piedi della montagna. Solo dopo che il tintinnare delle armature è scomparso, Grimock lascia la bocca di Flint che, una volta libero, tossisce e respira a pieni polmoni.

« Mi stavi quasi per soffocare!» accusa quest’ultimo, sfinito.

« Fa’ silenzio.» ordina Grimock , ignorando le proteste  « Sembrano guardie dell’impero, ma non ho mai visto simili corazze e colori. Tu ne sai qualcosa, ragazzino?»

« Non lo so!» sussurra Flint, tossendo ancora « Ero troppo impegnato a cercare di respirare!» poi, vedendo il dirupo, sbianca e si aggrappa al compagno« E ti prego, adesso torniamo sul sentiero

Grimock, meditabondo, osserva silenzioso l’orizzonte.

« No, è una pessima idea; non mi fido di quelle guardie.» afferma, poggiando il ragazzo sul viottolo stretto e dissestato « Passeremo per la mulattiera: io andrò avanti, tu stammi dietro e fai attenzione a non cadere

Detto questo, il barbaro si aggrappa saldamente alla parete e, nonostante la mole immensa, inizia a procedere sul bordo accidentato della mulattiera.

« Come se fosse facile! » bisbiglia Flint, furente « Non guardare giù, non guardare giù!» si consiglia, prima di seguire la guardia del corpo in quella folle scalata.

La salita interminabile è irta di buche e massi friabili; un vento feroce picchia a folate imprevedibili e più di una volta Flint rischia di perdere la presa. È una buona mezz’ora che sta aggrappato alla roccia, senza neppure un minuto di riposo: ha le dita congelate e sanguinanti e ogni fibra del suo corpo è allo stremo.

Sfinito, il ragazzo guarda il precipizio, forse cercando nella paura ciò che la volontà non riesce più a dare: alla vista dell’interminabile strapiombo di roccia e nubi, i suoi sensi si annebbiano e il suo corpo sembra non voler fare altro che cadere nel vuoto. Incapace di resistere oltre, Flint molla la presa e solo il tempestivo intervento di Grimock lo salva da morte certa.

« Reggiti.» gli ordina quest’ultimo, mettendoselo in groppa.

Il ragazzo obbedisce e, con tutta l’energia rimastagli, si avvinghia al collo taurino.

La faticosa scarpinata dura ore e termina in un terrazzamento piano, piastrellato, scavato nella roccia e circondato dal dirupo; le mattonelle antiche e logorate dalle intemperie sono il ricordo di un’antica piazza, ora crollata per più di metà nel precipizio. Oltre alla mulattiera, l’unica altra via percorribile sembra essere una gola angusta, che si insinua nella parete verticale della montagna.

Flint, una volta al sicuro nella piazza, lascia la presa e, dopo essersi cautamente allontano dal bordo, si sdraia a terra a riprendere fiato.

« Due minuti.» impone Grimock, sedendoglisi accanto.

« Ma…» prova a controbattere il ragazzo.

« Se hai ancora fiato per rispondere, te ne basterà uno.» ringhia la guardia del corpo, ancora nervosa per i soldati avvistati all’imbocco della mulattiera.

Dopo poco più di un minuto, il barbaro si alza e, facendo segno a Flint di fare altrettanto, si avventura nella gola; il compagno, ancora col fiatone e niente affatto riposato, annuisce a stento, prima di alzarsi a fatica.

Passati i ruderi di una vecchia arcata, un sentiero ciottoloso si addentra tra le pareti di pietra verticali fino a una grotta oscura, esattamente al vertice di due massicci. 

« Dobbiamo proseguire.» ordina Grimock, togliendosi il borsone dalle spalle.

« Ehi! » interviene il ragazzo, appena in grado di lamentarsi « Hai una minima idea di dove stiamo andando?»

« A giudicare dalle rovine, questa strada doveva essere importante.» riflette il barbaro «Con un po’ di fortuna, questa grotta è collegata alle miniere e, di conseguenza, al villaggio di Oderico.»

« D’accordo, ammettiamo tu abbia ragione, » argomenta Flint, troppo stanco per proseguire «  forse andare avanti è la scelta migliore, ma io non sono un’ Ascia Sanguinaria! Ho bisogno di riposo e non ho né la forza né l’intenzione di fare un altro passo!»:

« Va bene! Se vuoi, riposa ancora. » sbuffa Grimock e, dando un’occhiata rapida al cielo, aggiunge «È poco più di mezzogiorno, per cui ti concede al massimo un paio d’ore e nel frattempo io esplorerò la grotta.»

Approfittando della proposta, Flint si siede su di un grosso masso piatto e si sgranchisce schiena e gambe. Nel frattempo, il barbaro accende un piccolo fuoco, estrae dalla borsa una vecchia lanterna di ferro e, dopo averla caricata con dell’olio denso e odoroso, ne accende lo stoppino.

« Aspettami qui.» ordina la guardia del corpo « mangia, riscaldati e riposati; riprenderemo il cammino non appena sarò di ritorno

« Felicissimo di obbedire!» risponde il ragazzo, già intento a dissetarsi dalla borraccia di pelle.

Grimock entra nella grotta senza nessuna esitazione: il suo corpo mastodontico passa appena tra le curve strette, ma, poco a poco, il rimbombo dei suo passi si fa distante, fino a scomparire. All’esterno,Flint, intento a pasteggiare con un grosso pezzo di pane e della carne carne secca, porge l’orecchio, sperando, e al contempo temendo, di sentire qualcosa. Una volta resosi conto di essere solo, il ragazzo estrae dalla sacca gli abiti asciutti rubati al campo e, dopo essersi cambiato, si accomoda davanti al fuoco.

« Per gli dei, dove sono capitato.» borbotta e, avvolgendosi nelle pellicce puzzolenti, aggiunge: «Facciamoci coraggio!»

Trascorre circa un’ora e mezza, durante la quale Flint alterna fasi di sonno a veglie assenti, infine un rimbombo distante di passi lo desta dal torpore. Grimock, sporco di fanghiglia, esce dalla grotta e, visibilmente soddisfatto, spegne il fuoco.

« Raccogli la tua roba, partiamo.» comanda, recuperando il borsone.

« D’accordo…» risponde Flint, dubbioso « Destinazione?»

« Proseguendo nella grotta, si raggiunge una galleria e, dopo tremila passi, un bivio.» spiega il barbaro, ricaricando la lanterna con altro olio « La galleria di destra porta all’esterno.»

« E quella di sinistra?» domanda il ragazzo, ingurgitando rapido gli avanzi del suo pasto.

« Meglio non saperlo. » lo gela Grimock « Tu cerca di tenere un buon passo e di non disturbare gli spiriti.»

Intimorito da quell’avvertimento, Flint quasi si strozza con l’ultimo boccone di pane risecchito, poi, ripreso fiato e fattosi coraggio, raccoglie le sue cose e, alle spalle della sua gigantesca guardia del corpo, si avventura nell’oscurità della grotta.


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Indice

L’editing del romanzo gratis fantasy ‘Grimock il toro nero’ si sta rivelando piuttosto complesso. Ci sono molti errori (e orrori) da correggere, riguardare o addirittura eliminare, ma io di certo non ho intenzione di arrendermi!
Saluti
Piombo

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