[ Romanzo gratuito fantasy ] Grimock il toro nero, cap.4 : grimock contro Magenta Spaccaossa

Grimock il toro nero, parte decima: Spiriti in catene

Cari lettori,
il nuovo capitolo del romanzo gratuito fantasy ‘Grimock il toro nero’ è un delirio di sangue e devastazione! Il barbaro, benché deciso a non usare l’ascia, si lancia all’assalto di Magenta e i suoi scagnozzi; se ne leggeranno delle belle nel capitolo 4: Grimock contro Magenta spaccaossa.
Buona lettura,
Piombo

Nel capitolo precedente del romanzo gratuito fantasy ‘Grimock il toro nero’: Il povero Oderico, finito nelle mani del pazzo comandante mercenario Magenta Spaccaossa, viene costretto a dire tutto ciò che sa su Grimock e Flint. Una volta ascoltato ciò che voleva, il capo dei mercenari fa in modo di recapitare un messaggio al barbaro e al suo compagno di viaggio, un augurio di morte che non potrà essere ignorato.


Il cielo perennemente coperto si apre giusto un’istante, permettendo a un timido raggio d’alba di illuminare un macabro spettacolo: proprio davanti all’imbocco del sentiero montano che porta al passo, attorno a un femore spezzato piantato a terra, ci sono brandelli di carne, organi e ossa fracassate; è un vero e proprio lago di sangue e Flint, nel vederlo, non trattiene il rigurgito e vomita sul tronco più vicino.

Ben più a suo agio con scene simili, Grimock si avvicina circospetto, si inginocchia e nota un grottesco pacchetto tra le frattaglie: avvolta in un lembo di pelle sanguinolenta, c’è la borsa di Oderico.

« O miei Dei!» esclama Flint, con una voce ancor più acuta del solito « Chi è!?»

Il barbaro raccoglie la borsa e gliela lancia.

« È…è la borsa di Oderico…» sussurra il ragazzo, guardandosi le mani « E questo…questo è sangue!» grida e per poco non sviene.

Grimock, nervoso, studia il lembo di pelle in cui era avvolta la scarsella e, trovandovici scritto qualcosa, legge: “SEI MORTO!”. Inferocito da tanta arroganza, digrigna i denti e stringe i pugni; è così imbestialito che quasi non sente Flint che lo chiama.

« Grimock! Grimock, rispondimi! Chi può essere stato!?»

Il barbaro prende un profondo respiro, cercando di trattenere temporaneamente la rabbia.

« Lo hanno fatto a pezzi con una grossa mazza o qualcosa del genere.» risponde, tornando concentrato e avvicinandosi ai resti « Non è stato ucciso qui.» aggiunge, guardando il terreno « Il corpo è stato trasportato da tre persone, con un carretto

Flint deglutisce, scioccato dalla freddezza della sua guardia del corpo, poi, osservandola meglio, si rende conto di quanto in realtà sia furiosa.

«Cos’hai intenzione di fare?» domanda il ragazzo, spaventato.

Grimock si erge in tutta la sua massa e guardia nella direzione in cui si dirigono le tracce. Flint, terrorizzato all’idea di un altro scontro, cerca nella borsa di Oderico l’unica cosa che potrebbe far desistere il barbaro dall’andare.

«Fermati, Grimock! Abbiamo la cura!» dichiara, sollevando vittorioso la boccetta « Non c’è nient’altro da fare per Oderico, forse una degna sepoltura, ma possiamo salvare sua nipote!».

« Buona idea.» concorda Grimock  « Seppellisci ciò che resta di lui e porta la cura a sua nipote.»

« Cosa?» domanda Flint, perplesso.

« Seppellisci il vecchio, porta con te la cura e raggiungi il paese in cima al passo, probabilmente è lì che vive sua nipote.» ripete il barbaro, impaziente.

« E tu? » domanda il ragazzo, già presagendo il peggio.

« Nessuno.» sibila infuriato Grimock, sgranchendosi rumorosamente gambe e braccia « Nessuno può lanciarmi una sfida tanto sfacciata e sperare di vedere l’alba di un nuovo giorno.»

Flint arretra spaventato: il barbaro è sul punto di esplodere!

« Ora, vai.»

Conclude Grimock, poco prima di lanciarsi in carica nella direzione delle tracce:  al suo passaggio, rami, rovi e giovani alberi vengono spazzati via, troncandosi contro la coriacea armatura di cuoio e acciaio.
Flint non ha neppure il tempo di restare a bocca aperta che la guardia del corpo è già scomparsa all’orizzonte, lasciando dietro di sé una scia di devastazione. Ormai solo, il  ragazzo si volta verso il sentiero che porta al passo e, indeciso sul da farsi, maledice la propria sfortuna.

« Se quel maledetto barbaro pensa di lasciarmi indietro si sbaglia!» impreca,  furibondo « si farà solo ammazzare!»

Sconsolato, Flint osserva la scia di distruzione lasciata da Grimock e, scuotendo il capo, decide di seguirla.

« O farà ammazzare me!» sospira, prima di mettersi in cammino.

 

Poco distante, nella foresta, un uomo, calvo e senza un occhio, un altro, alto e dalla mascella sgangherata e un terzo, basso e tarchiato, stanno trainando un carretto lordo di sangue.

« Capo, quanto manca secondo te?» chiede il più tozzo.

« Ancora un’oretta e ci siamo, Glimo.» risponde, a fatica, il guercio.

« Sei sicuro che non ci siamo persi?» rincara quello alto. «No, sai, non voglio dubitare, ma è da un po’ che stiamo camminando e credo stia per arrivare un acquazzone; ho sentito tuonare!»

« Zitto e continua a camminare,  Sghigno! » grida, il capo.

Per alcuni secondi, nella foresta, non ci sente altro che il cigolio del carretto e, in lontananza, l’eco di un rimbombo.

« A me sembra più la carica di un grosso animale.» suggerisce Glimo.

Tutti e tre si fermano, ascoltano attentamente e annuiscono, eccetto il capo.

« Te che dici, Robert?» chiede Sghigno.

« Devi chiamarmi, capo! Capo!» grida, Robert.

« Shhhh!» interviene Glimo, portandosi l’indice davanti alla bocca.

« Andiamocene da qui!» conclude il capo « E acceleriamo il passo!»

Trainando come forsennati, i tre sgherri cercano di allontanarsi ma, sentendo il trambusto alle loro spalle aumentare, ben presto realizzano di essere nei guai: Grimock, a testa bassa, li sta rapidamente raggiungendo; le enormi corna dell’elmo, il tuonare dell’armatura color pece e la stazza mastodontica lo fanno somigliare a un mastodontico toro nero.

Robert è l’unico che ha l’arguzia di lasciare il carretto in tempo, prima che il barbaro lo lanci in aria con una sola cornata. Glimo e Sghigno non fanno neppure in tempo a toccare terra, che vengono afferrati per la testa e schiacciati uno contro l’altro, esplodendo come cocomeri maturi.

Il capo, sotto la pioggia di sangue dei suoi sottoposti, cade a terra, terrorizzato.

« Dov’è il vostro accampamento!» gli ringhia contro il barbaro.

Il mercenario, nella speranza di avere salva la vita, indica verso sinistra, ma il barbaro, avuto ciò che voleva, gli schiaccia la testa sotto lo stivale, calpestandolo a morte.

Nel frattempo, nell’accampamento, il comandante Spaccaossa, ignaro della minaccia che si sta avvicinando, spiega ai suoi uomini, ancora intontiti dai bagordi della serata precedente, il suo piano.

« Attaccherà sicuramente col favore delle tenebre e noi saremo pronti a riceverlo nel più caloroso dei modi!» ride, sbavando «L’ultimo colpo spetta a me! Ricordatevelo!»

I mercenari esultano fiaccamente e, in risposta, il loro comandante afferra il primo che gli capita a tiro, impugna il femore e gli spezza la spina dorsale.

« Qual è il nome del vostro  comandante!?» chiede, furente, Magenta.

« MAGENTA SPACCAOSSA!» gridano i suoi uomini, rinvigoriti dalla paura « MAGENTA SPACCAOSSA!»

In quel momento, nell’istante di quiete tra un bercio e l’altro, dalla foresta echeggia un urlo animalesco e feroce.

« Cosa è stato?» chiede un omaccio tra la folla.

Dopo il ruggito, l’eco di una carica rimbomba tra gli alberi, ingigantendone il fracasso. Un mercenario arriva correndo dal suo comandante e, ancora a corto di fiato, piagnucola « Comandante, ci stanno attaccando!»

« Quanti sono!?» domanda Magenta, impressionato dal furore dell’assalto.

« Uno soltanto!»

Improvvisamente, la palizzata ovest salta in aria, travolta dalla carica di Grimock. Inarrestabile, il barbaro afferra una lancia conficcata nelle vicinanze e vi infilza tre uomini, poi inizia a mulinare in aria qualsiasi cosa trovi: nessuna impugnatura è abbastanza grande per la sua mano e ben poche lame resistono alla sua forza, eppure non usa mai l’ascia che porta sulla schiena.

Dopo qualche fatale minuto di sorpresa, un folto gruppo di mercenari recupera le armi e circonda il barbaro disarmato, che, nonostante la stazza e l’armatura, grazie ai suoi riflessi inumani schiva i colpi letali per un soffio.

Messo alle strette, Grimock raccoglie uno spadone da terra e, impugnandolo dalla lama, sferra un fendente che manda all’aria più della metà dei suoi aggressori. Preso alle spalle, sette soldati armati d’arco lo colpiscono con una dozzina di frecce, ma la sua armatura e la sua cotenna assorbono gran parte del danno. In risposta, il barbaro lancia violentemente lo spadone contro gli arcieri, uccidendone tre sul colpo e lasciando gli altri  privi di sensi a terra.

 Approfittando della confusione, Grimock avanza, massacrando e distruggendo, fino al recinto di legno al centro del campo. Sta quasi per aggirarlo, quando, dalla destra, un soldato gli lancia addosso un tizzone ardente e lo costringe a entrare; una volta all’interno, qualcosa lo punge sul collo.

Magenta Spaccaossa, dall’altro lato del recinto, getta a terra una lunga cerbottana nera e impugna il femore.

« TI SPEZZO, BASTARDO!» ulula, lanciandosi contro l’avversario.

Grimock, stranamente disorientato, schiva il primo attacco, poi il secondo, ma il terzo lo raggiunge al petto, lasciandolo senza fiato; immediata, un’altra mazzata gli sfiora la testa, facendolo volare a terra e rompendogli un corno dell’elmo. Il barbaro, quasi certamente avvelenato, rotola nello sterco per allontanarsi dalla portata nemica.

« IO SONO MAGENTA SPACCAOSSA!» ringhia Magenta, sbavando copiosamente dalla guancia aperta « SEI MORTO, FIGLIO DI PUTTANA!»

Sentendo il grido di battaglia del proprio comandante, i mercenari si radunano eccitati attorno al recinto.

« S P A C C A O S S A ! S P A C C A O S S A! »

A quelle grida, Magenta alza il femore al cielo e colpisce con tutta la forza che possiede il suo nemico. Grimock, a malapena in grado di farsi scudo con le braccia, si chiude più che può, cercando di limitare i danni: ha una spalla lussata, un paio di costole incrinate e il suo corpo ancora rifiuta di muoversi.

« S P A C C A O S S A ! S P A C C A O S S A ! »

Continua la folla, troppo presa a gridare per notare il piccolo Flint lanciarsi coraggiosamente nell’arena e pugnalare al fianco Magenta; quest’ultimo, colto di sorpresa, grida di dolore e, colpendo il ragazzo col dorso dell’avambraccio, lo scaraventa nello sterco.

« Sarai il primo a morire!» ringhia, inferocito per l’interruzione.

« Sarete voi a morire, bastardi!» grida Grimock che, approfittando dell’intervento di Flint, ha estratto dalla scarsella e ingoiato una strana radice scura. Quando la droga entra in circolo, il barbaro sembra sul punto di vomitare, poi, d’improvviso, dalla sua bocca inizia a colare una densa bava bianca e i suoi occhi si iniettano di sangue.

« Scappa…Flint!» riesce a sussurrare, poco prima di avventarsi contro il suo avversario.

Magenta, pronto a ricevere l’assalto del barbaro, carica il colpo, ma quest’ultimo, potenziato dalla radice, riesce ad afferragli le braccia e a stritolargliele in una morsa. Flint, ancora intontito dal colpo ricevuto, rotola nel fango fino ai confini del recinto e, una volta fuori, si nasconde tra le tende; i mercenari sopravvissuti, non altrettanto lungimiranti, scavalcano lo steccato ed accorrono in soccorso del loro comandante in difficoltà.

Da quel momento in poi è un bagno di sangue: Grimock, spezzate le braccia a Magenta, afferra il femore gigante e, colto da una furia assassina, percuote brutalmente chiunque gli si pari di fronte; insensibile alle suppliche, non distingue i feriti da chi ancora è in grado di combattere e e si ferma soltanto quando attorno a lui non restano altro che brandelli di carne sparsi tra la devastazione.

Passato il peggio, Flint esce a fatica da una pila di ciarpame e impallidisce di fronte allo spettacolo che si trova davanti: attorno a lui, c’è solo morte e distruzione. Confuso e intontito dalla carneficina appena avvenuta, cerca tra i corpi smembrati qualche segno della propria guardia del corpo, fino a che non la trova, in piedi, al centro dell’accampamento. Grimock, stremato dal combattimento e coperto di sangue, vedendo il ragazzo incolume e al sicuro, stramazza a terra, privo di forze.


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Indice

L’editing del romanzo gratuito fantasy ‘Grimock il toro nero’ continua senza sosta; obbiettivo: finire entro metà aprile!
Adesso vi saluto e vi auguro buona lettura. Ci vediamo alla prossima pubblicazione del romanzo gratuito fantasy “Nera Luna“!

Piombo

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