[ Racconto gratuito fantasy ] Grimock il toro nero, cap.3: Magenta Spaccaossa.

Grimock il toro nero, parte decima: Spiriti in catene

 

Cari lettori, il terzo capitolo del racconto gratuito fantasy Grimock il toro nero è online: cap.3 Magenta Spaccaossa.
I più attenti si saranno certamente accorti che molte parti del racconto, soprattutto le più vecchie, stanno cambiando. Sappiate che ho già cominciato la fase di Editing ( almeno per le prime pagine) e molte altri capitoli potrebbero subire modifiche più o meno pesanti.
Buona Lettura,
Piombo


Ah, povero Oderico: solo, vecchio e sotto la pioggia! La sciatica gli fa un male cane e le mani artritiche gli bruciano come l’inferno. E dire che era uno dei migliori lavoratori d’argento del suo villaggio, ma, da quando la miniera è infestata dalla morte, nulla è come prima: da intarsi, è passato a costruire pale e accette per i pochi abitanti che, come lui, si rifiutano di abbandonare la loro casa. Vive in un borghetto semi-abbandonato sulla montagna, proprio all’imbocco del passo, dove nevica per sei mesi l’anno e per i restanti piove, ma lui non se ne è mai lamentato: anche se sua moglie è morta anni fa, non può odiare il posto dove l’ha conosciuta.

Oderico si concede una breve pausa per riprendere fiato: da quando ha trovato la cura, non fa altro che camminare e sono ben due giorni che non chiude occhio;  deve fare in fretta, la vita di sua nipote dipende da lui. Recuperate forze sufficienti per fare almeno qualche altro passo, il vecchio avanza rumorosamente, aggrappandosi a rami e tronchi.

« Chi va là!» grida una voce sconosciuta dalla boscaglia.

« O…Oderico! Signore.» risponde l’anziano, a fatica.

« Nasconditi!» interviene un’altra figura, nascosta tra i cespugli. « O ci farai ammazzare!»

« A…Ammazzare? » balbetta il vecchio.

« Non hai sentito quell’urlo terribile? » rincara un tizio basso e tarchiato, uscendo allo scoperto da dietro una roccia. « doveva essere una bestia orrenda o peggio:un demone dell’inferno!»

Oderico, scettico, ripensa allo strano incontro con il gigantesco barbaro e a come quest’ultimo lo abbia salvato dal branco di lupi.

« Non c’è di che preoccuparsi,» rassicura « non è stata una bestia a fare quel ruggito, ma un uomo!»

« Un uomo!?» rispondono, sbalorditi, i tre sconosciuti in coro.

« Stai farneticando, vecchio! » interviene l’uomo nascosto tra i cespugli: alto, magro, dalla mascella sgangherata e il capo ovale coperto di capelli simili a stoppa; è pieno di lividi e zoppica, visibilmente acciaccato. «Nessun uomo sarebbe in grado di fare quel…quella cosa terrificante!»

« Ho difficoltà a crederci anche io, lo ammetto, ma ero lì!» afferma, fiero, Oderico « Dei lupi mi inseguivano e ho incontrato questo barbaro gigantesco che, con un grido, li ha fatti scappare con la coda tra le zampe: pazzesco!»

« Ma davvero?» interviene, da dietro un albero, un tizio grosso, calvo, senza un occhio e praticamente fasciato dalla testa ai piedi. « E dicci, quel gigante aveva un ascia con sé? Pensaci bene: è grande il doppio di un uomo, impossibile non notarla!»

Oderico riflette attentamente e, ricordando l’immensa ascia poggiata a terra, annuisce.

« Sì,» conferma « proprio lui! Lo conoscete?»

Minacciosi, i tre uomini escono allo scoperto e circondano il vecchio: lo scagnozzo alto lo afferra per un braccio, mentre quello tarchiato gli punta un coltello a un fianco.

« Sì, lo conosciamo » rivela il mercenario calvo « e per l’appunto il nostro capo lo sta cercando.»

Oderico deglutisce e, remissivo e silenzioso, si fa condurre nella boscaglia per un paio d’ore, fino a un grottesco accampamento militare: le tende sono sporche di piscio e sangue e c’è un terribile fetore di sesso, vomito, alcool e urina; uomini in armatura, in mutande o addirittura nudi combattono, bevono o scopano con qualche schiavo catturato nelle scorribande; a ogni angolo di quell’orgia di violenza e depravazione, sventola una bandiera logora color magenta scuro, con al centro il simbolo di un femore nero spezzato.

A un certo punto, il rumore dei bagordi viene sovrastato da dozzine di grida eccitate e inferocite.

« S P A C C A O S S A! S P A C C A O S S A !»

Al passaggio degli sgherri e di Oderico, la folla si apre, per permettere al vecchio sfortunato di vedere in quali mani sia capitato: al centro di un grosso recinto di legno, tra sabbia molle e sterco, si erge qualcosa che solo lontanamente ricorda un uomo; è alto almeno un metro e novanta, largo quanto un armadio e coperto di cicatrici mal richiuse; il suo braccio destro è orribilmente deturpato dai segni di una passata infezione, mentre sul volto, sfigurato da vecchie ustioni, un grosso squarcio gli solca la guancia, mostrando i denti sottostanti; con entrambe le mani, stringe saldo un femore di più di un metro e mezzo, tozzo e con un manico di cuoio.

« S P A C C A O S S A! S P A C C A O S S A !» grida la folla.

Nel recinto assieme a quell’individuo grottesco c’è un grosso cinghiale inferocito che, agitato dalle urla, si lancia alla carica; in risposta, il guerriero solleva il femore e colpisce l’animale in pieno cranio, fracassandoglielo in mille pezzi.

« S P A C C A O S S A! S P A C C A O S S A !»

Il vincitore allarga le braccia e si lascia osannare, poi i suoi sgherri entrano nel recinto, gettandogli ai piedi lo spaventato Oderico.

« Dov’è?» ringhia il guerriero grottesco.

« C…Chi?» balbetta il vecchio, coperto di fango.

« Dov’è quel bastardo che ha osato punire i miei cani! DIMMI DOV’È!»

Oderico, terrorizzato, si copre il volto con entrambe le mani.

« No…non lo so!» piagnucola « lì ho incontrati poco fa ma non saprei ritrovare la strada! Erano in mezzo alla foresta!» e terrorizzato di non aver detto abbastanza, aggiunge « Volevano imboccare il passo! Al passo! Li troverete lì! Li troverete lì!»

« E se gli mandassimo un bell’invito, al nostro barbaro !?» urla, sbavando dalla guancia aperta, il guerriero, per nulla soddisfatto della brevità dell’interrogatorio.

« Sì!» ulula la folla.

Oderico non reagisce né smette di piangere, neppure mentre viene spogliato di ogni suo avere e lasciato nudo.

« C…come puoi essere così crudele? C…chi sei? » mormora completamente inerme.

L’uomo grottesco fa cenno ai suoi uomini di calmarsi e, una volta ottenuto silenzio, grida: « Qual’è il nome del vostro comandante?»

« MAGENTA SPACCAOSSA! MAGENTA SPACCAOSSA! »

Soddisfatto il proprio ego contorto, il guerriero mostruoso solleva il femore fin sopra la schiena.

« Ricordati il mio nome nell’oltretomba, vecchio.»

Termina, scaricando tutta la sua furia sanguinaria sull’indifeso Oderico.


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Sperando che il nuovo capito vi sia piaciuto, vi saluto e auguro buona serata! Vi aspetto alla prossima pubblicazione del racconto gratuito fantasy  “Nera Luna“!
Piombo
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