Grimock il toro nero, seconda parte: Il vecchio Oderico.

Grimock il toro nero, parte decima: Spiriti in catene

La mattina seguente alla rissa, Grimock si sveglia che è ancora buio, esce dalla locanda con indosso solo pantaloni e stivali e inizia a correre. Si allena ogni giorno e neppure la pioggia, fine e fastidiosa, lo distoglie dal suo intento: deve temprare un corpo capace di distruggere e resistere a ogni cosa.

Dopo un’ora intensa di corsa, il barbaro si ferma al di sotto di un enorme quercia, si getta a terra e inizia a fare flessioni. Quando i bicipiti gli bruciano di fatica, si concede una breve pausa, si alza,e, fatti alcuni passi indietro, si scaglia con tutta la forza rimastagli contro lo spesso tronco dell’albero: una, due, cento volte; nessuno dei due cede.

Costretto dal dolore, Grimock interrompe le spallate, ringhia feroce contro la quercia e comincia ad arrampicarvisi:  giunto in cima, scende rapido e,una volta a terra, ricomincia; continua così, senza fermarsi, fino a che e ogni fibra del suo corpo non ha raggiunto il limite. Stremato, il barbaro si prende qualche secondo per riprendere fiato, prima di correre indietro, fino alla locanda.

Una volta all’ingresso, Grimock fa appena in tempo ad aprire la porta che subito Flint, spaventato, lo raggiunge.

« Grimock! Dov’eri finito? » chiede, restando nauseato dal fetore di sudore emanato dal gigante «E, oh miei dei, cosa hai fatto!?»

Il barbaro fissa impassibile il ragazzo, accennando un lieve fiatone.

« Mi allenavo.» risponde.

Flint cerca di controbattere, poi scuote le mani in aria.

« Lasciamo perdere! I mercenari sono scomparsi! »

«….E? »

« E…e…quindi…» balbetta il ragazzo « potrebbero tornare con dei rinforzi!»

Grimock, ignorando totalmente il compagno, va al bancone e fa un cenno all’oste; quest’ultimo va in cucina e restituisce armatura, elmo, vello e zaino al legittimo proprietario, aggiungendo una sacca di viveri.

« Saremo molto lontani quando a quei cani passerà la paura » risponde Grimock, indossando il suo equipaggiamento. « ma se trovassero il coraggio per un secondo attacco, sarò lieto di insegnar loro nuove forme di dolore. »

Flint deglutisce e sorride forzatamente.

« Cristallino.» risponde, poi aggiunge « Come mai stai raccogliendo le tue cose?»

« Partiamo.» sentenzia il barbaro.

« Ma se non ti ho neppure detto dove siamo diretti!»

Grimock si pone a pochi centimetri dal ragazzo, sovrastandolo con la sua massa enorme.

« Solo un motivo spingerebbe uno spaurito ragazzino di città tanto a sud: la fuga.» poi si guarda attorno «mi dirai la tua destinazione quando ci saranno meno orecchie indiscrete ad ascoltare.»

Detto questo, fissa il guardiano che, fino a quel momento rimasta nelle vicinanze a origliare, scatta sull’attenti  e corre ad aprire l’armeria.

« Prendi la tua roba, ragazzino » conclude il barbaro, recuperando l’enorme ascia « ti do cinque minuti.»

Flint annuisce nervoso e corre a prendere le sue cose: ha solo un piccolo zaino di cuoio, contenente qualche abito e uno strano scrigno di legno lavorato; in appena un minuto è già pronto a partire e, assieme alla sua nuova guardia del corpo, si dirige all’uscita.

Fuori dalla locanda sta ancora piovendo e il barbaro, incurante della cosa, si incammina lungo la strada battuta; il ragazzo, che avrebbe preferito attendere un tempo migliore, lo segue, cercando di ripararsi con le braccia più che può. Per almeno mezza giornata non si parlano neppure, poi Flint, terribilmente annoiato, interrompe il silenzio:

« Non ti ho neppure ringraziato per avermi salvato ieri sera…grazie.»

« Quei mercenari facevano troppo rumore, nient’altro.» risponde Grimock, distaccato.

Flint, infastidito dall’atteggiamento della guardia del corpo, incrocia le braccia e domanda, sbuffando:

«Intendi fare tutto il viaggio senza rivolgermi una parola?»

« No. » risponde il barbaro, fermandosi a un incrocio « devi dirmi dove andare.»

All’imbocco di un bivio, due cartelli sgangherati sono inchiodati su di un palo di legno storto: il primo indica a sinistra, verso il valico tra le montagne, mentre il secondo a destra, alla strada principale che attraversa la gola, dritto a un avamposto imperiale .

« Se non vuoi avere guai,» avverte Grimock «devi dirmi la verità: l’impero ti sta cercando?»

Il ragazzo, titubante, annuisce col capo.

«D’accordo.» conclude il barbaro, dirigendosi a sinistra « Lasceremo il regno della Capitale attraverso il valico.»

« Ehi! » esclama Flint « Non vuoi sapere dove devi portarmi?»

« Al di là delle montagne potrai dirmi tutto quel che vuoi,» ribadisce Grimock, per niente interessato ad ascoltare « ma ,fino ad allora, non mi interessa; tieniti stretto il fiato, ti servirà

Il ragazzo, resosi conto che controbattere servirebbe a poco, si arrende e obbedisce alla propria guardia del corpo. Camminano per tutto il pomeriggio, passando attraverso un fitto bosco di pini ai piedi delle montagne: le folte chiome attutiscono la pioggia, ma ogni tanto lasciano ricadere grosse e fredde gocce che si infilano tra abiti e collo.

Proseguono fino quasi al tramonto, poi Flint, esausto, si siede a terra in segno di protesta.

« Mi rifiuto di fare anche solo un altro passo! Riposiamoci un po’, ti prego!» implora.

Il barbaro, niente affatto stanco, guarda il compagno e infine osserva il cielo.

« D’accordo.» acconsente, allontanandosi dallo stretto sentiero.

« Ehi! Dove stai andando?» domanda Flint, alzandosi e seguendolo nel fitto sottobosco.

« A cercare un posto dove accamparci.»

« Per gli dei, sì!»

Si addentrato nella foresta per una buona mezz’ora, fino a una piccola radura sovrastata dalle chiome di due pini secolari e lì, sotto l’albero più grande, Grimock si sgancia l’ascia, si siede e,appoggiando la schiena al tronco, chiude gli occhi.

« Ehi!» grida il ragazzo.

« Che c’è ancora? » sbuffa il barbaro, spazientito.

« Dovremo dormire qui?»

« Hai chiesto tu di riposare.»

« Sotto la pioggia!? » protesta Flint, scioccato « Senza un tetto sopra la testa!? Scherzi!»

« Hai scelto tu di essere qui, non lamentarti.» lo redarguisce Grimock « Prenditi la responsabilità delle tue scelte, ragazzino

« Non potremo almeno accendere un fuoco?» contesta il compagno, cercando riparo sotto le fronde del pino adiacente.

« La legna è troppo umida.»

« A questo posso pensarci io!» esclama Flint, raccogliendo e ammucchiando rami e sterpi in un pira disordinata.

« Non sprecare energie.» lo ammonisce il barbaro « Quel mucchio di legna non prenderebbe neppure da asciutto.»

« Sta a guardare!» assicura il ragazzo arrogante, estraendo dallo zaino un vasetto di vetro, pieno per metà di una polvere viola scuro; dopo averne cosparsi una decina di pizzichi sulla legna, questa prende fuoco immediatamente.

« Che cosa hai fatto? » grugnisce Grimock, minaccioso, avvicinando la mano all’ascia poco distante.

Flint, spaventato da quella reazione eccessiva, indietreggia e, inciampando su di una radice, cade a terra.

« Calmati Grimock, calmati! » lo scongiura, rialzandosi indolenzito « Ho soltanto acceso il fuoco!»

Il barbaro sembra calmarsi e, avvicinatosi alla fiamma, la annusa sospettoso.

« È stregoneria, vero?»

« Beh, stregoneria è una parola forte!» ridacchia il ragazzo, cercando di smorzare la tensione « È polvere di fuoco, solo un trucchetto che mi ha insegnato mio padre.»

« Non dovresti usare la stregoneria per dei trucchetti, » sbuffa Grimock « è pericolosa.»

« Dai, non esagerare. Ho solo acceso un fuocherello!»

Il barbaro lo fissa severo, poi apre la mano e raccoglie qualche goccia di pioggia nel palmo.

« Qui piove sempre.» esordisce, corrucciato.

« Già, fastidioso non è vero?» concorda Flint, gettando altra legna nel fuoco.

« Qui ai margini del regno piove sempre, mentre nella Capitale perdura l’eterna primavera.» spiega Grimock  « In un modo o nell’altro il mondo cerca il suo equilibrio e non è saggio rendere irrequieti gli spiriti. Usa i tuoi trucchetti il meno possibile.»

Flint scuote la testa, offeso.

« È curioso che sia proprio tu a dirmelo: non sei un’ Ascia Sanguinaria? il più violento clan che  la storia ricordi? Quante vite avete troncato? E mi vieni a parlare di equilibrio?»

« Abbiamo pagato per i nostri errori con l’estinzione.» rammenta Grimock, fissando il fuoco «Io dormo, non disturbarmi.» conclude.

Il barbaro si appoggia nuovamente al tronco e chiude gli occhi; Flint, sentendosi un po’ in colpa, segue il consiglio e si sdraia sotto una folta frasca.

Passa qualche ora e il buio della notte invade la foresta, quando a un tratto, poco distante, un ululato si alza dai cespugli, seguito da ringhi feroci e un grido disperato.

« Che cos’è!?» chiede il ragazzo, svegliandosi di soprassalto.

« Lupi, o peggio.» risponde il barbaro, alzandosi in piedi.

« E quel grido?»

La risposta alla domanda spunta di corsa dagli alberi: un gracile vecchio vestito di stracci, dai lunghi capelli grigio e con la barba incolta, fradicio e terrorizzato.

« Aiuto!» implora quest’ultimo, nascondendosi dietro Grimock.

Flint non fa in tempo a comprendere cosa stia succedendo, che un branco di grossi lupi neri, feroci e dagli occhi iniettati di sangue, sbuca dalla foresta. Le bestie ringhiano affamate, sbavando e avvicinandosi alle loro prede, ma il barbaro, anziché difendersi o indietreggiare, avanza verso l’esemplare più grande.

Il capobranco, sentendosi minacciato, gonfia il pelo ispido e mostra le zanne bianche e affilate; Grimock, impassibile, prende un profondo respiro ed emette un grido tale da far vibrare le chiome degli alberi. L’urlo è lungo, costante, potente come una cannonata e costringe i presenti a tapparsi le orecchie; i lupi, terrorizzati, abbassano la coda e si allontanano guaendo tra gli alberi.

Flint e il vecchio fissano il gigantesco barbaro, increduli.

« Che razza di mostro sei tu!?» chiede l’anziano.

« Quello che ti ha salvato. » risponde il barbaro « Non farmene pentire.»

« Hai ragione…» annuisce il vecchio vagabondo « Perdona la scortesia. Il mio nome è Oderico e ti sono debitore.»

Grimock lo squadra dall’alto in basso, poi torna all’albero e si siede.

« Ti consiglio di fermarti qui per stanotte, Oderico.» suggerisce, cercando una posizione più comoda.

Il vecchio, sorpreso da quella gentilezza, si volta verso Flint.

« Ma sì…certo! Si fermi pure.» concorda quest’ultimo, balbettando.

« Vi ringrazio. » mormora Oderico, avvicinandosi al fuoco « non sarò di disturbo, devo ripartire immediatamente

« Non arriverai a domattina.» sentenzia Grimock.

Flint lancia un’occhiataccia alla guardia del corpo e interviene.

« Non dia ascolto a quel bestione! A sentir lui non dovrebbe farcela nessuno!»

« È tutto apposto. » lo tranquillizza Oderico « Il barbaro ha ragione: questa foresta è molto pericolosa .»

« Allora si fermi qui stanotte!» lo invita il ragazzo« Domattina riprenderà il viaggio con noi.»

Il vecchio scuote il capo.

« Mi piacerebbe, ma non posso. »

« Perché? » Insiste Flint « Cosa sarà mai qualche ora?»

Oderico solleva gli stracci di cuoio, stoffa e pelliccia che indossa e, da una bisaccia legata a una cintura di corda, prende una boccetta contenente un liquido chiaro.

« Mia nipote è molto malata, » spiega, malinconico « mio genero è morto e  io sono l’unico che può portarle le cure in tempo.»

Non sapendo come aiutarlo, Flint prende il vasetto di polvere di fuoco e lo porge al vecchio.

« Servirà più a lei che a me.» suggerisce.

« Che cos’è? » chiede Oderico, accettando il dono.

« Polvere di fuoco, basta qualche pizzico per far prendere anche la legna più umida.»

« Grazie…» risponde il vecchio che, dopo qualche minuto di silenzioso imbarazzo, si volta verso la foresta.

« Penso sia arrivato il momento di salutarci, amici

« È proprio sicuro?» chiede Flint.

Oderico annuisce, saluta e si avvia tra gli alberi; il ragazzo lo segue con lo sguardo, fin quanto la luce del falò glielo consente.

« Pensi che abbia fatto una sciocchezza a dargli la polvere, vero? » domanda retorico Flint.

« Penso tu abbia fatto ciò che ritenevi giusto.» risponde il barbaro.

« Ce la farà?» sospira il ragazzo, sedendosi ai piedi del pino.

« Solo gli dei possono saperlo.»

Detto ciò, entrambi si assopiscono, certi che, dopo il ruggito Grimock, nessuno avrebbe avuto il coraggio di disturbarli.


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