[ Storia fantasy gratuita] Grimock il toro nero, cap.1 : Grimock il toro nero delle Asce Sanguinarie.

Grimock il toro nero, parte decima: Spiriti in catene

Cari lettori,
con questo primo capitolo, inizia la storia fantasy gratuita “Grimock il toro nero”. Sarà un viaggio lungo, diviso in più romanzi, ma che ha già una direzione chiara e un finale definito.
Detto questo, vi lascio al primo capitolo della storia fantasy gratuita “Grimock il toro nero”: Grimock il toro nero delle Asce sanguinarie.

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Immaginate un uomo tanto gigantesco che, quando vi è alle spalle, sembra calare il sole,   mettetegli addosso un’armatura ad anelli e piastre ricurve color pece, un pesante vello di montone e un elmo d’acciaio da cui si ergono due imponenti corna di toro; legata alla schiena, figuratevi bene una spropositata ascia dalla lama intarsiata e il manico rosso sangue. Dategli un volto, uno di quelli feroci: barba irsuta vecchia di giorni, capelli crespi color mogano e un viso solcato da profonde cicatrici; i suoi occhi scuri, grandi e feroci, bloccati in un espressione truce e minacciosa, sono lo specchio di centinaia di battaglie e massacri.

 Adesso fate muovere questa montagna fino alla porta della locanda del crocevia: un casolare rustico, poco appariscente e molto, molto lontano dalla Capitale.

È notte,sta piovendo e il gigante fradicio bussa con forza; le poche voci all’interno si zittiscono e nitido si sente un rumore di passi avvicinarsi all’ingresso. Lo spioncino viene aperto quel tanto che basta per permettere a due occhi incarogniti di controllare chi sia alla porta.

« Chi sei, straniero?» chiede la guardia.

« Amico…» risponde il gigante, con voce profonda e minacciosa « Birra, cibo, pace e letto, non voglio altro.»

« Certo…certo, ma, vedi, non accettiamo armi all’interno.» risponde il guardiano, indicando l’enorme ascia.

« Capisco,» annuisce il barbaro « ma voglio vedere coi miei occhi che verrà messa al sicuro.»

Il suo tono aggressivo e il volto sfregiato sono sufficienti a convincere la guardia che, intimorita, apre la porta e lo invita ad entrare: « Si accomodi! Faccia come se fosse a casa sua…la stanza che ama di più di casa sua!»

L’energumeno non se lo fa ripetere, entra, sgancia l’ascia dal supporto sulla schiena e la consegna al guardiano impaurito, che quasi ne resta schiacciato.

« Un aiutino…la prego!» sussurra lo sventurato, gorgogliando

Il barbaro, per nulla sorpreso, recupera la propria arma e chiede: « Dove posso metterla?»

Massaggiandosi la schiena, la guardia estrae dalla tasca dei pantaloni logori una chiave e si dirige a un portone di metallo, poco distante dall’ingresso: nello sgabuzzino di pietra ci sono un paio di rastrelliere semivuote e vecchie spade polverose.

« Non mi sembra un posto molto sicuro,» commenta il guerriero « come fai a sapere che nessuno tenterà di rubarla?»

« Lo so come sono certo che domani pioverà ancora! » ridacchia la guardia « e ,se posso aggiungere, non credo ci sia nessuno sufficientemente sobrio per portargliela via…»

« Va bene, » grugnisce torvo il barbaro « ma ti considererò direttamente responsabile per qualsiasi cosa accadrà a quest’ascia.»

La guardia deglutisce nervosa.

« Come se fosse la mia ascia, l’ascia che amo di più tra tutte le mie asce!» giura, spaventato, poi gli torna in mente un’ultima domanda, la più pericolosa: « Mi scusi, devo avere un nome per i registri imperiali, come si chiama?».

Il gigante fissa il guardiano, sovrastandolo con la sua mole immensa.

« Grimock.»  risponde.

La guardia attende una manciata di secondi, prima di avere il coraggio di insistere: « Soltanto Grimock?»

« Grimock il Toro Nero del clan delle Asce Sanguinarie.» si presenta il barbaro, visibilmente contrariato.

« Non…Non eravate estinti?» domanda il guardiano, paralizzato dal terrore.

« Se il tuo desiderio è l’estinzione,» minaccia Grimock, togliendosi l’elmo e fissandolo negli occhi  « sei sulla strada giusta, amico. »

La guardia, incapace di distogliere lo sguardo, suda freddo e balbetta frasi senza senso; infine, quando la paura travalica la sua capacità di razionalizzare, perde i sensi e sviene sul pavimento.

Il barbaro, incurante di ciò che è appena avvenuto, si dirige verso il salone principale della locanda e osserva l’ambiente: spazioso, sporco, buio, l’unica luce proviene dal grosso focolaio centrale, mentre sulla destra, dietro al bancone di legno scuro, il grasso locandiere pulisce con sputo e panno i boccali scheggiati; ci sono pochi avventori, per lo più seduti vicino al fuoco e troppo occupati a bere o infastidire la lurida e vecchia cameriera zoppa.

Non appena notano Grimock, tutti i presenti iniziano a spiarlo in silenzio: ci sono due guardie imperiali sedute vicino al camino, mentre una dozzina di sgangherati mercenari beve e gioca a dadi a un grosso tavolaccio sbilenco; sono armati ma nessuno sembra intenzionato a infastidirlo, almeno per ora.

Il barbaro raggiunge il bancone e il grasso locandiere, sputando dentro un boccale, gli chiede: « Che vuoi, straniero?»

« Carne, birra e un buon letto.» afferma Grimock.

« Hai i soldi?» si assicura il locandiere, pulendo il vetro col panno sporco.

Il barbaro estrae da una scarsella grande quanto uno zaino un sacchetto di monete, lo apre, ne prende una manciata e le schiaccia con forza sul bancone. Il locandiere, sorpreso di vedere tanti pezzi d’argento, ne esamina un paio, mordendoli con gli unici quattro denti che ha.

« Non voglio problemi.» ordina l’oste che, assicuratosi della qualità delle monete, le raccoglie e se le infila nel grembiule.

« Riscalda bene la carne, non sputarmi nella birra, tienimi gli scocciatori lontano e non ne avrai.» intima il barbaro.

« Per tenerti lontano gli scocciatori servirà un extra.» suggerisce l’oste.

Ben lieto di pagare, Grimock gli lancia altri tre pezzi d’argento e si dirige verso il camino per asciugarsi. Sono giorni che non riesce a riposarsi su di un letto vero e ancor più che non mangia seduto a un tavolo; vuole godersi ogni momento di quella pausa.

« Ehi! » grida il più grosso e brutto dei mercenari, calvo e senza un occhio « Ci stai coprendo tutta la luce, gigante!»

Grimock si volta, visibilmente infastidito.

« Mi asciugo e me ne vado.» risponde, diplomatico.

« No, te ne vai adesso ! » insiste il mercenario  « Qui stiamo cercando di spennare questo povero diavolo!.»

Detto ciò, afferra per un braccio un ragazzino, fino a quel momento rimasto nascosto tra i sudici guerrieri di ventura: piccolo, snello, dal viso glabro e delicato; indossa un grosso cappello di stoffa e abiti logori sopra misura.

« Non ho ancora detto di voler giocare…» risponde il giovane, con voce acuta e timorosa « ma se proprio insistete!»

A quelle parole, i mercenari tornano a concentrarsi sui loro affari, troppo sicuri di guadagnare qualche moneta facile per occuparsi dell’energumeno di fronte al focolaio. Grimock, dal canto suo, non cerca problemi e, una volta asciugatosi, trova posto al tavolo più in penombra della sala.

Dopo qualche minuto, tutto torna alla normalità e la sciatta cameriera porta al barbaro un abbandonante piatto di spezzatino e un grande boccale ricolmo di birra.

« Con gli omaggi della casa, bel fusto!» gli sorride la donna, strizzando l’occhio buono « Se vuoi un po’ di compagnia stanotte, per te sarebbe solo un pezzo di rame!»

Grimock, impassibile, scuote il capo e, affamato, divora il suo pasto: lo spezzatino è duro, insapore e la birra è annacquata, ma ha mangiato e bevuto cose peggiori e non se ne lamenta, anzi, ordina altre quattro porzioni. Una volta terminato l’ultimo piatto, distende la schiena e rutta così sonoramente da far calare il silenzio nel salone; nessuno ha il coraggio di voltarsi.

Il barbaro si sta godendo la digestione, quando un grido di rabbia lo costringe ad aprire gli occhi: al tavolo dei mercenari, il ragazzino ha vinto qualche volta di troppo e i suoi nuovi compagni non sembrano averlo apprezzato.

« Non è possibile tu abbia vinto ancora, cane!» ringhia il guerriero calvo e guercio.

« Mi stai dando dell’imbroglione? » risponde il ragazzino, arrogante « Come avrei fatto? I dadi sono vostri, io mi limito solo a lanciarli!»

Un altro dei mercenari alto, magro, dalla mascella sgangherata e il capo ovale coperto di capelli simili a stoppa, interviene :« Se diciamo che stai imbrogliando, allora è così, bastardo!»

« Dovremo insegnargli un po’ di buone maniere, che dite? Ci riprendiamo tutti i soldi e qualche extra? » chiede un terzo compagno, basso, tarchiato e dal volto sfigurato da un orribile ustione.

« Io dico di tagliargli una mano! » propone il calvo.

« Perché non tutto il braccio! » rincara quello alto.

« E ci prendiamo tutti i soldi!» insiste il tarchiato.

Gli altri compagni gridano « Sì! » e brindano rumorosamente.

Il ragazzino, resosi conto di quanto sia degenerata la situazione, cerca di contrattare: « Signori, suvvia, è solo un gioco! Facciamo così: vi restituisco i vostri soldi, io prendo i miei e ognuno va per la sua strada, che dite

Il mercenario calvo fa finta di pensarci, poi afferra il braccio dello sfortunato e lo sbatte sul tavolo.

« Dico che ci stiamo! » grida, sghignazzando malevolo « ma la tua mano e i tuoi soldi restano con noi!»

« Il coltello, capo! » interviene il tarchiato, estraendo un lungo coltellaccio incrostato dalla cintura.

« Aspettate, aspettate! » grida il ragazzino indifeso « Le guardie! Ci sono le guardie imperiali! Non potete farmi del male o verrete arrestati! Risolviamo la cosa in modo legale, è meglio per tutti!»

Per alcuni istanti la follia sembra cessare, i mercenari borbottano confusi tra di loro e infine osservano le guardie.

« Non siamo in servizio, non è un nostro problema.» rispondono quest’ultime, sentendosi tirate in causa.

Il ragazzino impallidisce.

« …No.» piagnucola.

« Sì! » conclude il capo dei mercenari, sollevando la lama e pronto a tranciare il polso magrolino.

« State facendo troppo rumore.» interviene Grimock, afferrando il braccio dell’aggressore con la sua gigantesca mano « e non riesco a digerire se non c’è silenzio.»

« Ancora tu? Vuoi forse guai!? » grida il soldato di ventura, cercando di divincolarsi, ma la stretta del barbaro è tanto potente da costringerlo dolorante in ginocchio.

Vedendo il proprio capo in difficoltà, il mercenario alto e magro si lancia contro l’energumeno e, brandendo un coltello da tavolo, lo trafigge alla spalla. Grimock, impassibile, fissa furioso l’assalitore e, col dorso corazzato della mano, lo colpisce al ventre, scaraventandolo contro i tavoli.

« Chi diavolo sei, tu!?» chiede il soldato tarchiato.

Il guardiano dell’armeria, fino a quel momento rimasto in disparte, monta sul bancone e, indicando, il gigantesco barbaro, grida: « È un’ Ascia Sanguinaria!»

A quel nome tutti i presenti sgranano gli occhi, mentre i mercenari e le guardie estraggono le armi e lo circondano. Grimock, imperturbabile, solleva i capelli dietro la nuca, mostrando un tatuaggio a forma di ascia, tranciato a metà da una grossa ustione.

« Sono solo un reietto, non ho più nulla a che fare col mio clan.» spiega.

Le guardie imperiali rinfoderano le spade e tornano al loro tavolo, mentre i mercenari continuano a puntargli contro le armi.

« C’è una taglia sulle vostre teste! » minaccia il loro capo, ancora stretto nella morsa « basterà tagliarti via quel pezzo di carne e varrai oro quanto pesi! Giusto, guardie

I due servitori dell’impero si scambiano una rapida occhiata.

« Risolveteveli da soli i vostri problemi,» commentano, annoiati « la morte di un reietto non ci riguarda.»

I mercenari, forti del loro numero e armati di coltelli e spade, circondano l’enorme barbaro e gli si scagliano contro. Grimock, disarmato, solleva il loro capo da terra e, usandolo come mazza, colpisce chiunque abbia una lama in pugno: la forza dei suoi colpi è tale da annientare il gruppetto armato in pochi secondi, lasciandoli a terra, privi di sensi.

« Avevo detto niente problemi, barbaro!» si lamenta il locandiere.

Grimock, in risposta, lo fissa imperturbabile; nessuna goccia di sudore gli bagna la fronte.

« Non ci sono morti e penserà lui a pagare i danni.» afferma, puntando il dito contro il guardiano spione.

Solo in quel momento, il ragazzino per cui era scoppiata la rissa fa capolino da sotto un tavolo ancora intatto, si avvicina al barbaro e, alzandosi sulle punte, gli da una bella pacca sulla spalla.

« Grazie, amico!» esclama « Senza di te me la sarei vista brutta!»

Grimock fissa l’estraneo come un drago guarda una formica e, senza dire una parola, torna al suo posto.

« Davvero! Sei stato fantastico!» continua il ragazzino, seguendolo « Il mio nome è Flint, sono in viaggio e sto cercando qualcuno che voglia accompagnarmi, potrebbe interessarti?»

« Viaggio da solo.» risponde il barbaro,mettendosi a sedere.

« E se ti pagassi?» insiste Flint.

« Quanto?» ribatte Grimock, interessato.

« Trenta pezzi d’oro: cinque adesso e venticinque all’arrivo

Il barbaro porge il palmo della mano aperto e fa cenno di essere pagato; il ragazzino, senza aggiungere altro, vi ci svuota un sacchetto di monete.

« Perfetto! Quindi siamo compagni di viaggio adesso!» afferma Flint.

Grimock controlla i pezzi d’oro e li mette nella sacca.

« Da domattina.» conclude.

« Domattina? Ma se i mercenari dovessero svegliarsi?»

« Non si sveglieranno. » ribatte il barbaro.

« Come fai a esserne così sicuro?»

Grimock lo fissa col suo sguardo più torvo, ma Flint, in una sferzata di coraggio, aggiunge:

« Grimock?»

« Cosa c’è ancora?» chiede il barbaro, più minaccioso che curioso.

« Hai del sangue sulla faccia…»

« Lo so, è il motivo per cui non avrai problemi fino a domattina.»

Flint deglutisce e sorride nervoso, tentato di rimangiarsi l’offerta, ma terrorizzato all’idea di chiedere la restituzione dell’anticipo.


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Sperando che il primo capitolo vi sia piaciuto, vi saluto e auguro buona serata! Vi aspetto alla prossima pubblicazione della storia fantasy gratuita “Nera Luna“!
Piombo
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